March 2002





Bellezza effetto nido
Beauty products: the “nest effect”

Sotto l’astuccio... il profumo
Inside the box... the perfume

Olfatto: uno scienziato nel limbo
The sense of smell: a scientist in limbo

Cartoncino: punti di vista
Carton: points of view

Dopo il bio arriva l’eco
After organic comes ecological

Ecologia e distribuzione
Ecology and distribution

M&D News







Aspettando Interpack
Waiting for Interpack...

Ecco alcune ricette italiane
Here Italian recipes

Macchine Italia: bene, benissimo
Italian machines: on the up

Materiali Italia: bene, con prudenza
Italian materials: good, but with caution

F&F News







Obiettivo cliente
Target customer

Crescere nel cosmetico
Growth in cosmetics

Offrire il prodotto “giusto”
How to offer the “right” product

I&M News







Bar: acqua con sorpresa
Bar: water with a surprise

Big bag: buona fine, buon inizio
Big bags: a good end, a good start

Trattare bene il metallo
Treat metals well

Laws and Decrees

IE&L News








Bottling & Beverage


Enologia e imbottigliamento in fiera
The art of wine-making and bottling on show

Igiene e sicurezza di alluminio
Hygiene and safety with aluminium (Ecobags)

Un sigillo che vuol dire sicurezza
A seal that means security (Pe.di)

Nuove per il laser
New for lasers (Ciesse)

Fare gruppo a fine linea
Forming a group at an end-of-line (Tosa)

Inventiva a fine linea
Inventiveness at end of line (Mondo & Scaglione)

B& News



Fare barriera, con intelligenza
Make a barrier, with intelligence


M&M News








Cari lettori,
dopo una lunga vacanza E.T. - il nostro inviato sulla Terra - torna a farvi sorridere con le sue cronache sulle bizzarrie di quel lontano pianeta (oltre al nostro Marte, uno dei pochi popolati di questa galassia).
Questo primo caso vale doppio. L’articolo che leggerete di seguito era già in stampa quando il decreto che lo ha ispirato è stato ritirato (ecco spiegato il perché di tante reticenze!).
Il che, ammettetelo, costituisce un’ulteriore bizzarria: in primis il decreto è stato concepito (su suggerimento di chi?) senza evidentemente curarsi delle inevitabili ricadute. Poi è stato “provvisoriamente” sospeso per modifiche (ma quali? E suggerite da chi?).
Tanto rumore per nulla? Lo sapremo se e quando verrà riproposto con le correzioni annunciate. Nel frattempo vi proponiamo le considerazioni su quello che avrebbe potuto essere ma, per adesso, non è.
Il direttore di MarteImballaggio


Dear readers,
after a long holiday E.T. - our correspondent on Earth - will be bringing the smiles back to your faces with the news about the bizarre occurrences on that far-away planet (apart from our Mars, one of the few populated planets in the galaxy).
This first case is of double value. The article you will read below was already in print when the decree that inspired the same was withdrawn (which explains all the reticence!).
Which, one has to admit, is another bizarre point: first and foremost the decree was conceived (at whose behest?) without evidently worrying as to inevitable spin-offs. Now it has been “temporarily” suspended for modification (but what modifications? Suggested by whom?).
Much ado about nothing? We will know if and when it is reproposed with the announced corrections. In the meantime we proffer you the considerations on what might have been but, that for now has been placed on hold.
The chief editor of MarteImballaggio






Da marzo 2002 i pubblici esercizi non possono più vendere acqua minerale piatta “sfusa”, bensì solo in confezione chiusa o da aprire davanti al cliente. E ciò che avanza finisce nel lavandino. Ecco il decreto della Sanità, con alcuni commenti che prefigurano risvolti da fanta-bar.

E.T.


A
l 31 marzo si attiva il Decreto del 3 dicembre scorso (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 13/12/01 con entrata in vigore a 90 giorni), che impone ai pubblici esercizi di commercializzare solo acqua minerale naturale in confezione chiusa, da aprire davanti al cliente, e di buttare via l’eventuale residuo non consumato. È facile prevedere che, d’ora in avanti, al bar (birreria, bottiglieria, ecc.) l’acqua piatta verrà venduta perlopiù in contenitori monodose, provocando un capovolgimento di approccio sia nel commercio sia fra gli imbottigliatori. Che altro dobbiamo aspettarci? Le ricadute, è facile da prevedere, interesseranno piani diversi della vita del prodotto. Noi siamo pronti a scommettere su un aumento di costi e prezzi così come, a fine ciclo, su un sensibile aumento del numero di contenitori da smaltire. Passando per il lancio di nuove tipologie di acqua (quella “da bar” nelle bottigliette da collezionare, come i succhi di frutta; quella aromatizzata o variamente additivata; quella per i giovani o per gli sportivi...), per nuovi packaging, per nuovi ausili di servizio e campagne di comunicazione...
Speravamo di poter trasmettere tempestivamente i commenti di qualche importante imbottigliatore, nonché della loro associazione confindustriale (Mineracqua), di produttori di macchine e contenitori per il beverage... insomma degli operatori coinvolti direttamente, ma non c’è stato nulla da fare. Per il momento, tutti ci hanno restituito un “no comment” variamente motivato: c’è troppo chiasso sulla vicenda per esprimersi liberamente, è troppo presto per poter ragionare su dati concreti, non ci abbiamo ancora pensato, l’associazione non esprime posizioni particolari in merito, ecc.
Così, ci accontenteremo delle considerazioni in libertà che il buon senso ispira...

Testo, contesto e prime stime
Come esplicitato nel testo di legge, questo provvedimento adegua l’Italia a diverse disposizioni UE riguardanti la “trasparenza” dei prodotti alimentari, la salva- guardia dell’igiene e la tutela del consumatore.
Ma non solo: il testo in questione fa riferimento anche ad altre norme - nazionali - fino ad oggi disattese anche se corredate di adeguate sanzioni amministrative.
In sostanza, le finalità del decreto sono innanzitutto di preservare fino al momento del consumo la purezza originaria e le caratteristiche intrinseche delle acque minerali piatte (il che si ritiene non venga garantito prelevando l’acqua da confezioni già aperte) e, secondariamente, permettere al consumatore di accedere all’informazione sul prodotto riportata in etichetta.
(La domanda che sorge spontanea al riguardo è perché questa limitazione alle acque “naturali”: è pur vero che la mancanza di anidride carbonica può, in determinate circostanze, favorire l’insorgere di muffe e altri agenti patogeni; tuttavia, se la legge si propone anche di tutelare il consumatore da possibili frodi - “ti vendo per minerale l’acqua del rubinetto” - abbiamo letto sui giornali che queste sono possibili anche sull’acqua gassata).
Comunque sia, le conseguenze per l’industria produttrice e il circuito dei pubblici esercizi saranno rilevanti, anche solo per il fatto che l’Italia è il primo consumatore mondiale di acqua minerale, con 168 litri l’anno pro-capite (secondo Mineracqua nel 2000 ci siamo bevuti 9.620 milioni di litri in tutto, fra acqua piatta e acqua gassata). Secondo la stessa fonte - scusate il bisticcio - il canale HoReCa assorbe il 16% (1.552 milioni di litri) di questo totale, dopo la GD (46%, 4.428 milioni di litri) e prima di hard discount e comunità (10% ciascuno, con poco oltre 900 milioni di l).
Quanti di questi 1.552 milioni di litri sono “piatti”? Considerando che, sempre secondo Mineracqua, il 65% dei consumi riguarda l’acqua naturale, applichiamo la stessa percentuale sul canale che ci interessa e otterremo un risultato di 1.008,8 milioni di l.
Per giungere alla stima che ci interessa non resta che scorporare, all’interno del canale HoReCa, i dati relativi alle diverse tipologie di esercizio che lo compongono (nei ristoranti difficilmente l’applicazione del decreto porterà a cambiare formato). Per ora, sappiamo che in Italia sono attivi circa 132mila bar (AC Nielsen).
Pensando a loro altre domande si affollano nella mente: dove metteranno tutte quelle piccole bottiglie di acqua minerale? Saranno contenti di dover rinunciare a vendere a 1.000 lire (tanto costa a Milano) un bicchiere di acqua sfusa? Come si riuscirà a organizzare la raccolta di tutta quella plastica (che, peraltro, i riciclatori saranno felici di accogliere perché la domanda di Pet riciclato oggi è superiore all’offerta)?

Bar: water with a surprise
After March 2002 Italian bars can no longer sell flat mineral water “loose”, but only in closed bottles or those opened in front of the customer. What’s left over ends up in the sink. Here’s the Ministry of Health’s decree, plus a few comments that point to the advent of the sci-fi bar. E.T.

On the 31 March will come into force the Decree dated December 3rd 2001 (published on the Official Gazette on 13/12/01 and coming into effect 90 days later): this requires that commercial businesses only deal in natural mineral water in closed containers, to be opened in front of the customer and any remaining water must be disposed of. It’s easy to predict, therefore, that from this date onwards the flat mineral water sold in bars (pubs, wine shops, etc.) will mostly come in monodose bottles, provoking a revolution in the retail trade and bottling industry alike. What else can we expect? The repercussions will affect the different stages in the life of the product, needless to say. We’re ready to bet that there’ll be a rise in costs and prices, as well as a significant increase in the number of waste containers to dispose of at the end of the cycle. And in the meantime, the launch of new types of water (“bar” water in collectable bottles, like fruit juices today; aromatized water or with other additives; water for young people, for sports people...), new forms of packaging, new service aids and communication campaigns...
We had hoped to get some quick comments from a few important bottlers - and their trade association (Mineracqua) - plus the beverage machine and container producers... all those directly affected, but it turned out to be impossible. For now, they’ve all said “no comment” for various reasons: there’s too much controversy to speak freely, it’s too early to say without some real data, we haven’t thought about it yet, the association doesn’t take any special position on the matter, etc.
So, we’ll have to “make do” with some freely expressed comments inspired by good sense...

Text, context and the first estimates
As made explicit in the text of the new law (see box), this provision brings the situation in Italy in line with various EU rulings concerning the “transparency” of food products, guarantee of hygiene and consumer protection. But that’s not all: the text in question also refers to other standards - Italian ones - that have been disregarded until now, even if accompanied by administrative sanctions.
In brief, the aims of the decree are, firstly, to conserve the original purity and intrinsic qualities of flat mineral water until the actual moment of consumption (properties that are not guaranteed, one therefore assumes, when pouring water from already open bottles) and, secondly, to allow the consumer access the product information shown in the label.
The question that spontaneously arises is why limit this protection to just “natural” waters? While it’s true that the absence of carbon dioxide can, under certain conditions, lead to the growth of mould and other pathogens, it’s also a fact that, if the law also sets out to protect the consumer from possible fraud - “I’ll sell you tap water for mineral water” - we’ve all read in the papers that this can also happen with sparkling water. Whatever the case, the consequences for the producing industry and the circuit of bars will be significant, even if only for the fact that Italy is the world’s leading consumer of mineral water, with 168 litres a year per person (according to Mineracqua, we drank 9,620 million litres of mineral water in 2000, split between flat and sparkling water). According to the same source - excuse the pun - the HoReCa channel absorbs 16% (1,552 million litres) of this total, coming after supermarkets (46% - 4,428 million litres) and before the hard discount stores and communities (10% each - just over 900 million litres). How many of these 1,552 million litres are “flat”? Considering that natural water represents 65% of consumption, again according to Mineracqua, if we apply the same percentage to the channel we’re interested in, we get a figure of 1,008.8 million litres. To get the estimated figure we want, all we have to do is break down the data within the HoReCa channel by type of business (it’s hard to foresee that the application of this decree will force restaurants to change the format). For now, we know that there are about 132 thousand bars in Italy (AC Nielsen). Thinking of all the other questions that spring to mind: where are we to put all those mini mineral water bottles? Will vendors be happy on having to give up on selling a glass of mineral water at 1,000 lire (the cost in Milan)? How will one go about organizing the collection of all that plastic (that, what is more, the recyclers will be happy to accept in that the demand for recycled PET is currently above the available supply of the same)?



Ecco il testo del decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale lo scorso 13 dicembre.

Commercializzazione delle acque minerali naturali negli esercizi pubblici

Il Ministro della Salute
di concerto con
il Ministro delle Attività Produttive

Visto il decreto legislativo 25 gennaio 1992, n. 105, recante disposizioni per l’attuazione della direttiva 80/777/CEE relativa all’utilizzazione e alla commercializzazione delle acque minerali naturali, come modificato dal decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 339;
Visto il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109, recante l’attuazione delle direttive 89/395/CEE e 89/396/CEE concernente l’etichettatura, la presentazione e la pubblicità dei prodotti alimentari;
Considerato che le acque minerali naturali si distinguono dalle ordinarie acque potabili per la purezza originaria e le caratteristiche intrinseche che devono essere preservate sino al momento del consumo;
Considerato che è contraria alle norme vigenti e sanzionabile sotto il profilo amministrativo, la prassi invalsa negli esercizi pubblici di offrire ai consumatori acqua minerale naturale prelevata da confezioni non integre, esponendo l’acqua minerale a rischio di contaminazione e di perdita di caratteristiche intrinseche a seguito della distruzione del confezionamento e rendendo problematico l’accesso del consumatore all’informazione recata dall’etichetta;
Ritenuto, al fine di garantire la tutela della salute del consumatore, di chiarire quanto sopra e sanare espressamente il divieto della commercializzazione previo frazionamento delle acque minerali naturali;
Sentito il Consiglio superiore di Sanità nella seduta del 18 settembre 2001;
Vista la notifica effettuata ai sensi della direttiva 98/34/CE del 22 giugno 1998, come modificata dalla direttiva 98/48/CE del 20 luglio 1998;

Decreta:
Negli esercizi pubblici l’acqua minerale naturale originariamente preconfezionata deve essere venduta al consumatore in confezione integra o previa apertura della confezione al momento della consumazione.
Il presente decreto entra in vigore dopo novanta giorni dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 3 dicembre 2001
Il Ministro della Salute
Sirchia
Il Ministro delle Attività Produttive
Marzano



Here’s the text of the decree published on the Official Gazette last December 13th.

Commercialisation of natural mineral water in commercial businesses

The Ministry of Health in concert with
the Ministry of Industry

In view of legislative decree dated January 25th 1992, n° 105, bearing provisions concerning the implementation of EEC Directive 80/777 regarding the use and commercialisation of natural mineral water, as amended by legislative decree dated August 4th 1999, n° 339;
In view of legislative decree dated January 27th 1992, n° 109, implementing EEC Directives 89/395 and 89/396 concerning the labeling, presentation and advertising of alimentary products;
Considering that natural mineral water is distinct from ordinary drinking water for its original purity and the intrinsic characteristics that must be preserved right up until the moment of consumption;
Considering that it is against existing regulations and can be punishable by administrative sanctions the common practice in commercial businesses to offer consumers natural mineral water from already opened containers, thus exposing the mineral water to the risk of contamination and a loss of its intrinsic characteristics after destruction of the packing and making it difficult for the consumer to access the information shown in the label;
Believing that, in order to guarantee protection of the consumer’s health, it is necessary to clarify the above and expressly amend the ban on the commercialisation of natural mineral water upon subdivision;
Having heard the Supreme Council for Health during the session on September 18th 2001;
In view of the notification under EC Directive 98/34 dated June 22nd 1998, as amended by EC Directive 98/48 dated July 20th 1998;

Hereby decrees:
That originally pre-packed natural mineral water must be sold in commercial businesses to the consumer in the original, unopened pack or upon opening of the pack at the moment of consumption.
This decree shall come into effect after ninety days from the date of its publication on the Official Gazette of the Italian Republic.

Rome, this day December 3rd 2001
The Minster of Health
Sirchia
The Minister of Industry
Marzano