Barilla e le basi scientifiche della sostenibilità
Tra R&D e riflessioni sui materiali innovativi e riciclati, ecco la prospettiva di un end user del mondo food. Focus su esigenze di sicurezza del consumatore, criticità del food contact e prospettive dello smart packaging.
di Maria Costanza Candi
Riciclo chimico o meccanico? Carta o plastica? Il dibattito sul tema non è privo di sfumature come talvolta si tende a credere. Per fare chiarezza, ItaliaImballaggio ha incontrato Giacomo Canali, global packaging fellow in Barilla.
Per il futuro del packaging si parla molto di relazione con prodotto e consumatore. Dall’informazione all’interazione?
“È dal 1993 che lavoro sul packaging. Già allora in Barilla realizzammo un esperimento, primi in Europa, sul tema dell’interazione. Al centro c’era un indicatore tempo-temperatura applicato a etichette pensate per la pasta fresca, progettate per informare il consumatore circa il rispetto della catena del freddo e quindi della sicurezza del prodotto. Si tratta di soluzioni che ancora a trent’anni di distanza presentano una serie di criticità, prime fra tutti i costi elevati e la difficile comprensione da parte del consumatore. Barilla abbandonò poi il segmento della pasta fresca, e con essa il progetto, ma si tratta di un tema ancora molto discusso e al centro dell’attenzione di associazioni come AIPIA (Active Packaging Industry Association, ndr), che si occupa proprio di packaging intelligente e interattivo.

I prodotti shelf-stable come i nostri, non hanno le stesse esigenze di comunicazione dello stato di conservazione, al di là del “consumare preferibilmente entro” indicato su ogni pacco. Cresce l’esigenza di comunicare, informare ed educare, in particolare sulla gestione del fine vita del packaging. Sotto questo profilo, parlando in particolare di codici QR, una delle sfide è la geolocalizzazione dei contenuti, strategica in particolare per quanto riguarda le regole di raccolta differenziata per il riciclo, che richiedono una forte differenziazione dell’informazione in base alle aree di consumo. Su questo fronte serve un’informazione dettagliata sulla selezione accurata dei materiali da riciclare, con l’obiettivo di valorizzare il più possibile il rifiuto in ottica di circolarità. Più il materiale è selezionato più acquista valore, generando un mercato di materie prime seconde di qualità. I nostri packaging sono per il 70% a base carta e cartoncino, materiale estremamente riciclabile. Il rimanente è vetro, altra filiera di raccolta e riciclo molto attiva e consolidata. Quello che rimane nella zona di grigio è il flessibile, in uso nei nostri prodotti da forno, che a volte integrano plastica a carta, generalmente riciclabile all’80% nella filiera Aticelca B. La quota di film plastico è limitata, sotto il 6% dei volumi, ma importante perché il flessibile svolge una funzione fondamentale per la shelf-life ed è su questo segmento che serve lavorare in ottica di riciclo. Ecco perché siamo parte del gruppo europeo CEFLEX, che guarda all’economia circolare del film flessibile, e siamo attivi sia sulla filiera che nella progettazione basata sui criteri più evoluti di design for recycling, a cui abbiamo dedicato un gruppo di lavoro, raggiungendo risultati significativi, visto che il 99,8% dei nostri imballaggi sono progettati per il riciclo, secondo le indicazioni e le linee guida più diffuse a livello internazionale. Da sottolineare che il nostro team packaging è formato da 25 persone, collocate in parte nel quartier generale di Parma, cuore dell’R&D, in parte nelle altre sedi del Gruppo nel mondo. Il nostro lavoro è sviluppare nuovi prodotti e ottimizzare l’esistente”.
Oltre al dialogo con il consumatore in termini di marketing di prodotto e attività sulla filiera industriale, che novità ci racconta sui nuovi materiali?
“Sul contenuto di riciclato imposto dagli obblighi di legge siamo allineati a quello che il mercato ci consentirà di ottenere. Quanto ai prodotti a base plastica, per alcune specifiche applicazioni e momenti di consumo, stiamo studiando materiali che siano biodegradabili in ambiente, non solamente compostabili, soluzione che non ritengo porti valore aggiunto rispetto al riciclo di materia: un limite evidenziato e una posizione condivisa anche nel PPWR che tende a limitarne l’uso, raccomandando invece il design for recycling. Va sottolineato infatti che il riciclo organico non può essere comparato al riciclo di materia, perché il materiale soprattutto il film flessibile, viene trasformato in CO2 e acqua o metano e acqua, in un processo che rappresenta una dispersione di risorse che il PPWR tende invece a riorientare verso la riduzione, il riciclo ed eventualmente il riuso. Seguendo, o anticipando questa filosofia, in Barilla abbiamo puntato tutto sul riciclo di materia già da tempi “non sospetti” anche in virtù del fatto che i nostri prodotti, usati prevalentemente a casa, possono essere smaltiti in modo efficiente nel circuito del riciclo urbano, per quanto permangano limiti di capacità per la parte in film flessibile. In generale, in particolare per questa categoria di materiali, ritengo che il riciclo chimico potrà rappresentare la soluzione per ottenere materia prima seconda di qualità e adatta al food contact, garantendo così l’integrità del prodotto e la salute del consumatore. In questo senso, monomateriale, materiale riciclato “pulito” e materia vergine non possono che essere i protagonisti principali. Va anche sottolineato il problema della disponibilità di materia prima seconda, che oggi non è sufficiente perché manca appunto il polimero da riciclo chimico.“
Guardiamo all’intelligenza artificiale: come può rappresentare un’opportunità per il settore?
“Ritengo che l’AI, applicata al fine vita e alla progettazione, possa rappresentare una grande opportunità. Penso per esempio a soluzioni di tracciabilità e watermark come il progetto HolyGrail 2.0 per la marcatura con "filigrana digitale" (digital watermarks) degli imballaggi in plastica. Il sistema utilizza appunto delle filigrane digitali che vengono incorporate nella stampa dei packaging, applicati direttamente e in trasparenza sulla superficie di contenitori ed etichette. L’obiettivo è quello di arrivare ad un "passaporto digitale" che fornisca dati sul produttore, il materiale, la provenienza e l’eventuale idoneità in logica food contact. Saranno poi sistemi di visione industriale eventualmente potenziati con AI nei centri di selezione, a smistare in modo puntuale i rifiuti da imballaggio permettendo la produzione di materia prima seconda di qualità sempre più elevata e sicura per il consumatore.”







