Packaging alimentare: la sostenibilità passa anche dalla funzione
L’impegno di Pro Food, gruppo merceologico di Unionplast – Federazione Gomma Plastica, che rappresenta le principali aziende produttrici di contenitori in plastica per alimenti e bevande
Nel dibattito europeo sugli imballaggi, la plastica continua spesso a essere raccontata come un problema da eliminare. Per il settore alimentare, però, la questione è più complessa: un imballaggio non è solo un materiale, ma una funzione.
È da questa consapevolezza che nasce l’impegno di Pro Food, gruppo merceologico di Unionplast - Federazione Gomma Plastica, che rappresenta le principali aziende produttrici di contenitori in plastica per alimenti e bevande, con circa 4.500 addetti, 29 stabilimenti e oltre il 70% della produzione nazionale del settore.
"L’obiettivo dell’associazione non è difendere la plastica in quanto tale, ma promuovere un approccio tecnico e basato sui dati, capace di valutare ogni soluzione lungo l’intero ciclo di vita: dalla produzione alla logistica, dalla conservazione del prodotto fino al fine vita dell’imballaggio", afferma il presidente di Pro Food Mauro Salini.
Questo approccio diventa ancora più importante alla luce del PPWR, il nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio, che prevede restrizioni all’utilizzo di imballaggi in plastica monouso per frutta e verdura fresca non trasformata sotto 1,5 kg a partire dal 2030. Una misura che, secondo Pro Food, rischia di penalizzare un settore già impegnato nella circolarità e nella riduzione degli impatti ambientali.
In Europa circa il 50% dell’ortofrutta è già venduto sfuso e gli imballaggi in plastica per ortofrutta rappresentano solo l’1,5% degli imballaggi in plastica per alimenti. Inoltre, il comparto ha già raggiunto livelli elevati di contenuto riciclato: dalla EPD di settore emerge che il contenuto medio di riciclato post-consumo negli imballaggi in rPET per ortofrutta era già pari al 70% nel 2019, superiore agli obiettivi fissati dal PPWR per il 2040.
Per Pro Food, la sostenibilità non può essere valutata guardando solo al materiale, ma deve includere anche il prodotto confezionato. Una soluzione apparentemente più “green” può generare un impatto complessivo maggiore se riduce la shelf life, aumenta gli scarti o rende meno efficiente la distribuzione. Lo confermano anche studi LCA commissionati da Pro Food all’Università di Torino, che hanno evidenziato performance ambientali competitive degli imballaggi in rPET rispetto alle alternative, anche grazie alla riduzione degli sprechi alimentari.
Il rischio, inoltre, non è solo ambientale ma anche industriale e regolatorio: liste di esenzione diverse tra Stati membri potrebbero frammentare il mercato unico, costringendo le imprese ad adattare il packaging Paese per Paese.
Per questo Pro Food chiede un’applicazione del PPWR coerente, armonizzata e fondata su evidenze scientifiche. In questa fase, ancora segnata da incertezze applicative, atti delegati in definizione e possibili ricadute operative per le imprese, l’associazione ritiene necessario valutare un posticipo delle misure più critiche e una revisione degli obiettivi, affinché la transizione sia realmente sostenibile e compatibile con le esigenze della filiera. Il futuro del packaging alimentare passa da eco-design, innovazione, riciclo e valutazioni oggettive: non dall’eliminazione di soluzioni che, dove svolgono una funzione essenziale, contribuiscono a proteggere il prodotto, ridurre gli sprechi e garantire sicurezza ai consumatori.







