Gli imballaggi di acciaio e alluminio
Asset indispensabili del confezionamento fin dal 1800, nel tempo gli imballaggi metallici si sono re-inventati, ampliando funzionalità e destinazioni d’uso. Dimensioni e caratteristiche del mercato italiano (dati di consuntivo 2024), con la suddivisione per tipologie.
Barbara Iascone

Gli imballaggi metallici sono contenitori realizzati principalmente in acciaio o alluminio. Apprezzati per la loro robustezza, resistenza e capacità di protezione, oggi sono usati per confezionare un’ampia gamma di prodotti: alimenti, bevande, cosmetici, chimici, farmaci e vernici.
Tra i primi imballaggi utilizzati nella storia, quelli in acciaio compaiono nel 1810: l’imprenditore inglese Peter Durand ottiene infatti il primo brevetto per una "conserva in lattina di ferro stagnato" (acciaio ricoperto di stagno), ispirato alle ricerche francesi sulla conservazione e al trasporto degli alimenti, migliorando significativamente l'approvvigionamento in ambito militare e navale.
Nel 1886 nasce invece il processo che rende possibile la produzione industriale dell’alluminio da bauxite con un notevole abbattimento dei costi, dando inizio all’era dell’alluminio moderno. Da qui la realizzazione dei contenitori, sul mercato tra il 1910 e 1920, per il confezionamento dei prodotti cosmetici e farmaceutici.
In questa analisi prenderemo in esame i dati relativi al preconsuntivo 2024 in attesa dell’uscita della pubblicazione di Imballaggio in cifre ed. 2025 che mostrerà i dati consuntivi.
Imballaggi metallici: la situazione in Italia
Nel 2024, gli imballaggi in acciaio hanno pesato per il 70,4% sulla produzione nazionale di imballaggi in metallo (espresso in tonnellate), e per il 33% sul fatturato (espresso in euro). La rappresentatività degli imballaggi in alluminio è stata, rispettivamente su produzione e fatturato, del 20,6% e del 67% (Tabelle 1 e 2).
La disparità tra i dati espressi può essere attribuita al fatto che, a fronte di una maggiore diffusione dell'acciaio soprattutto in ambito alimentare, il costo più elevato dell'alluminio riesce a generare fatturati più consistenti.
Il settore nella sua globalità chiude il 2024 con un parziale recupero delle perdite registrate nei due anni precedenti, andando a registrare un fatturato in crescita del 4% e una produzione tendenzialmente al +2%, con circa 794.200 tonnellate di imballaggi metallici. Come vedremo nel dettaglio, a influire sulla variazione sono stati da una parte il settore alimentare e dall’altra quello cosmetico.
Anche il commercio estero mostra tendenze positive: +18,3% per l'import e +4,8% per l'export. Sono state importate circa 95.000 tonnellate, con un trend in continua crescita e in linea con l’andamento generale del settore packaging, mentre le esportazioni si assestano sulle 339.300 tonnellate (i valori del commercio estero sono desunti da dati ISTAT a 12 mesi).
Gli imballaggi di acciaio: tipologie e mercato
Secondo la classificazione utilizzata in “Imballaggio in Cifre”, gli imballaggi in acciaio si suddividono in due macro categorie: imballaggi leggeri in banda stagnata e fusti in lamiera sottile.
Banda stagnata. La categoria prevede tre tipologie di confezionamento: open top, general line, chiusure.
Gli imballaggi open top sono utilizzati confezionare prodotti alimentari come pomodori pelati, conserve vegetali, prodotti ittici...
Gli imballaggi general line sono impiegati per i prodotti chimici come pitture e vernici, solventi etc, o per confezionare olio alimentare nelle cosiddette latte. Troviamo anche le bombolette aerosol, utilizzate in ambito food e non food.
Infine, le chiusure sono rappresentante dai tappi corona e dalle capsule twist-off.
Fusti. Sono realizzati con lamierino di acciaio senza rivestimento di stagno, ma protetto da un’adeguata verniciatura sia interna che esterna. Hanno capacità variabile tra 50 litri e 300 litri, con netta prevalenza di quelli con capacità 200 litri. Con forme cilindriche o tronco-coniche, i fusti possono essere utilizzati in ambito alimentare (per la movimentazione dei pomodori dalla raccolta alla lavorazione o per il confezionamento dell'olio per uso industriale) o non alimentare (come per il petrolio e carburanti). (Tabella 3)
Il mercato in Italia. Nel 2024 le tonnellate di imballaggi prodotte in Italia dovrebbero essersi assestate intorno alle 630.900, con una crescita prevista dell’1,4%.
Positivo anche l’andamento del commercio estero dove le importazioni, seppur sempre molto basse, crescono del 19% (73.300 t), e l’export sale del +2,3% (275.300 t).
• Gli imballaggi leggeri in banda stagnata - ovvero open top, chiusure e parte degli imballaggi general line (quelli di dimensioni più piccole) - influenzano in modo consistente l’andamento di tutto il comparto, in quanto da soli ne rappresentano oltre l’85%.
Nel 2024 la produzione cresce del 3% arrivando a 538 t/000. Le esportazioni, che costituiscono più dell’84% dell’export globale di imballaggi in acciaio, si stabilizzano a 242.200 tonnellate (+1,8%). Le importazioni chiudono con un +23% (66.600 t), ma rimangono esigue rispetto al consumo apparente,
Gli imballaggi leggeri in banda stagnata si suddividono per il 62% in open top che, pur perdendo qualche punto percentuale rispetto al 2023, confermano l’influenza del settore alimentare sul comparto. Il general line nella sua totalità rappresenta il 26,9%, in crescita, e le chiusure stanno all’11,1%.
• L’area dei fusti in acciaio nel 2024 ha espresso una produzione pari a 93.000 tonnellate, -8% rispetto al 2023. In calo le importazioni (-11%) ma si registra una crescita pari al +6% per quanto riguarda le esportazioni.
I fusti in acciaio sono utilizzati per il 72% circa nel settore chimico petrolifero e per il restante 28% vengono impiegati nella movimentazione di sementi, pomodori, o per il trasporto di prodotti destinati all’industria.
Gli imballaggi di alluminio: tipologie e mercato
Si tratta di contenitori vari per food e non-food. Tra i più diffusi troviamo lattine per bevande, scatolette per conserve alimentari, vaschette, tubetti. Bombolette aerosol e flaconi sono impiegati principalmente nel settore cosmetico. Rientrano nella categoria “imballaggi di alluminio” anche il foglio sottile e le chiusure (capsule a vite ed easy open). (Tabella 4)
Il mercato in Italia. L'alluminio utilizzato per la produzione degli imballaggi comprende il can stock (lattine per bevande), il foil stock (impiegato sia per la produzione del foglio sottile sia per quella di capsule), il can body per corpi scatola per alimenti nonché le pastiglie (utilizzate per produrre bombolette).
Le leghe che compongono i diversi prodotti sono innumerevoli e variano a seconda delle tipologie produttive e dei diversi impieghi.
Nel 2024 la produzione italiana di imballaggi in alluminio, escluso il foglio utilizzato per l’accoppiamento nei flessibili da converter, ha raggiunto le 163.300 t (+4,8% rispetto all’anno precedente).
Tutti positivi gli andamenti delle differenti tipologie di imballaggi.
Per quanto riguarda il commercio estero sia le esportazioni che le importazioni (+15%) risultano in crescita e hanno sostenuto la produzione: in particolare l’export al +17% sul 2023 ha ovviato al calo del 5% registrato sul mercato
In relazione alla produzione di imballaggi di alluminio vuoti, nel 2024 il 30,6% è rappresentato dai contenitori, cui segue con il 23% la voce “altro” (foglio sottile per chiusura yogurt, tubetti, capsule, rivestimento chiusure vino). Le vaschette per alimenti rappresentano il 17,3% della produzione, in crescita rispetto all’anno precedente soprattutto grazie allo sviluppo del take away e del convenience food. Le chiusure registrano una share di mercato del 16,1%, a seguire la voce foglio sottile con il 13%.
In base alle elaborazioni derivanti dalla Banca Dati dell’Istituto Italiano Imballaggio, dove vengono analizzati gli andamenti dei mix del packaging di un centinaio di comparti utilizzatori di packaging, i contenitori in alluminio sono stati caratterizzati dalla seguente segmentazione: 63,3% lattine per bevande; 18,1% contenitori per uso farmaceutico e cosmetico; 17,8% scatolette per conserve alimentari; 0,8% voce “altro”.
Il riciclo degli imballaggi metallici
Il “fine vita” degli imballaggi viene affidato essenzialmente al riciclo e, grazie al lavoro incessante dei consorzi di filiera del Sistema Conai, la percentuale di imballaggi avviati al riciclo cresce di anno in anno.
Per quanto riguarda gli imballaggi in acciaio, a occuparsi di questa fase è il consorzio RICREA; in base agli ultimi dati resi noti, nel 2024 ammontano a 487.548 t/000 gli imballaggi avviati a riciclo, vale a dire l’87,8% dell’immesso al consumo, con risultati che superano gli obiettivi di legge stabiliti al 2030.
Il consorzio che si occupa del riciclo e recupero degli imballaggi in alluminio è il CIAL, e in base alle loro ultime elaborazioni, nel 2024 la percentuale di imballaggi in alluminio avviati al riciclo è del 68,2% che, tradotta in peso, significa 62.400 t. Anche in questo caso sono già stati superati gli obiettivi stabiliti al 2030.






