La bellezza che rigenera

Un viaggio tra sostenibilità, innovazione e responsabilità: Davines Group ci racconta come ogni scelta, dal packaging alla gestione delle risorse, contribuisca a un futuro più sano per le persone e il pianeta, sottolineando che il profitto è un mezzo, non il fine

Milena Bernardi

In Davines Group la sostenibilità non è una strategia aggiuntiva né un esercizio di stile, ma un’eredità culturale radicata nella storia familiare dell’azienda. L’attenzione al non-spreco, trasmessa da generazioni, si è trasformata negli anni in un approccio maturo in cui etica, bellezza e responsabilità ambientale procedono di pari passo. È da questa visione che nasce anche il modo in cui l’azienda intende il packaging: non come semplice contenitore, ma come strumento di relazione con i consumatori, capace di esprimere trasparenza, circolarità e una ricerca estetica che parla attraverso l’essenzialità.
L’intervista che segue esplora questo universo attraverso la voce di Stefania Bollati (head of wellbeing e membro del c.d.a.), mostrando come le scelte sugli imballaggi riflettano una filosofia che rifiuta gli eccessi, privilegia la chiarezza e punta a un impatto positivo lungo tutta la filiera. Un racconto che intreccia innovazione scientifica, responsabilità sociale e rispetto per la natura, delineando il ruolo che l’imballaggio può assumere quando diventa parte integrante di una visione rigenerativa del futuro.

Stefania Bollati,
head of wellbeing - membro
del c.d.a. di Davines Group

Nelle vostre parole ricorre spesso il tema delle radici, dei valori fondativi. Quanto pesano nel modo in cui Davines Group approccia oggi la sostenibilità?

Pesano moltissimo. La nostra storia familiare nasce da un’educazione molto semplice: non sprecare. Prima ancora che un principio di sostenibilità, era un dovere morale. Mia madre viene da una famiglia di agricoltori, e l’idea che la natura sia generosa ma non infinita è sempre stata presente. Questo imprinting è diventato un patto implicito tra noi familiari: prenderci cura l’uno dell’altro attraverso il lavoro. Ed è un patto che si è esteso naturalmente a chiunque entri in relazione con noi. Per questo oggi siamo un’azienda stakeholder driven: seguiamo la scienza, lavoriamo su progetti concreti e cerchiamo non solo di ridurre l’impatto negativo, ma di massimizzare quello positivo.


Il concetto di “profitto etico”. Cosa significa per Davines Group?

Nel nostro purpose aziendale c’è scritto chiaramente: fare del nostro meglio per il mondo, attraverso etica, bellezza e sostenibilità. Perseguire un profitto etico significa generare benessere per tutti gli stakeholder. Vent’anni fa abbiamo creato la nostra prima Carta Etica, non imposta dall’alto ma costruita bottom-up insieme ai collaboratori, come guida concreta delle nostre scelte quotidiane. È uno sforzo costante verso ciò che è giusto, un percorso di crescita che non ha una destinazione finale perché la perfezione non esiste, ma ci si può avvicinare. Allo stesso modo incoraggiamo i nostri fornitori a diventare partner affidabili. Per farlo, li valutiamo anche attraverso la piattaforma EcoVadis, che analizza la loro capacità di essere prima sostenibili e poi rigenerativi. In pratica, la piattaforma assegna loro un punteggio che ci aiuta a scegliere collaboratori davvero allineati ai nostri valori. Siamo molto orgogliosi del fatto che siamo riusciti a coinvolgere nel percorso B Corp un buon numero di fornitori e clienti. Molte aziende vengono a visitarci e ci chiedono supporto per intraprendere questo cammino. Mostriamo loro che esiste una convenienza reale - non solo reputazionale ma anche etica - nel diventare più sostenibili.
 

Qual è l’importanza della collaborazione tra aziende per promuovere un’economia più sostenibile?

Sentiamo l’obbligo morale di contribuire a un’economia civile, un modello che metta le persone al centro. La prima regola, per noi, è fare rete perché da soli si può andare più veloci, ma insieme si va più lontano.
Per questo nel gennaio del 2022, il Gruppo insieme ad altre 26 aziende certificate B Corporations ha dato vita alla B Corp Beauty Coalition (che a fine 2024 contava più di 90 membri), un’alleanza nata per migliorare le pratiche sociali e ambientali dell'industria del beauty e sensibilizzare l'opinione pubblica sul collegamento tra bellezza e responsabilità. L’obiettivo è cambiare il business model dell’industria chimica cosmetica condividendo conoscenze e ricerche scientifiche. Non vogliamo trattenere il know-how per noi stessi: vogliamo che la filiera intera ne benefici e riduca il proprio impatto ambientale.

Come si manifesta questa visione nel packaging che adottate?

Il packaging è uno dei campi in cui da più tempo applichiamo la nostra filosofia. Nel 2011 abbiamo redatto una “Carta per la ricerca sul packaging” che ancora oggi ci indirizza nello sviluppo dei nostri packaging basati sui principi dell’eco-design. Questo approccio giocherà un ruolo nell’obiettivo di ridurre a <10% la plastica vergine fossile presente nei nostri imballaggi (primario, secondario e terziario) al 2030. Laddove è possibile introduciamo soluzioni ricaricabili e lavoriamo costantemente per eliminare ogni elemento superfluo, sia nel peso sia nel design. Per noi il packaging deve essere bello, ma si tratta di una bellezza etica: trasparente, sincera e sempre funzionale.


I vostri pack sono molto essenziali e spesso trasparenti. È una scelta voluta?

Assolutamente sì. La trasparenza è una metafora del nostro modo di essere: ci piace che il consumatore possa vedere il prodotto, i suoi colori e la sua consistenza. Il packaging è anche un mezzo di comunicazione potentissimo, spesso più letto di un sito o di un libro. Per questo scegliamo materiali puliti, grafiche leggere e illustrazioni che evocano natura e benessere (molti dei nostri clienti riconoscono i prodotti grazie a elementi visivi), integrando messaggi di inclusività e cura. In pratica, ogni elemento deve parlare un linguaggio che rispecchi pienamente chi siamo.


Possiamo definire il vostro packaging “rigenerativo”?

Forse non pienamente, ma sicuramente circolare. Abbiamo oltre 360 prodotti con una valutazione di Life Cycle Assessment. Lavoriamo su leggerezza, refill, riciclo, monomateriale, ottimizzazione logistica per ridurre la CO₂. Nel 2024 abbiamo ottenuto il premio Conai per il “Best Packaging” con una confezione in vetro riutilizzabile con sistema di ricarica della linea Hydra Memory. Parallelamente supportiamo la raccolta di una quantità di rifiuti plastici equivalente al nostro packaging attraverso associazioni internazionali attive nei Paesi dove la gestione dei rifiuti è più critica.


Siete presenti in 90 Paesi. L’imballaggio cambia a seconda del mercato?

No. Il pack è unico, coerente con i nostri valori ovunque. Non inseguiamo le mode o gli standard estetici locali. Il principio less is more vale in tutto il mondo: ridurre il secondario, evitare gli orpelli, massimizzare la pulizia formale. Anche nel vetro stiamo lavorando su soluzioni refill per mantenere un solo contenitore per tutto il ciclo di utilizzo.

Laboratorio di studio sull'agricoltura
biologica rigenerativa,
sede di Parma

In che modo la vostra ricerca scientifica supporta il packaging?

Abbiamo 60 scienziati nei nostri laboratori in-house di ricerca e innovazione, alcuni dei quali dedicati esclusivamente al packaging. Esploriamo continuamente materiali innovativi che possano sostituire quelli fossili, compatibilmente con le normative cosmetiche.
In più tutto deve dialogare con la performance: un packaging cosmetico non è un semplice contenitore, influisce sull’efficacia del prodotto,
sulla conservazione degli ingredienti e sull’esperienza sensoriale del cliente. Ogni scelta di design e materiale nasce quindi dal bilanciamento tra sostenibilità, funzionalità e bellezza.

Giardino Scientifico,
sede di Parma

Il packaging è parte di una strategia più ampia. Quali sono le altre priorità?

La nostra strategia di sostenibilità ambientale al 2030 si fonda su quattro direttrici che guidano ogni scelta fondate sul principio del disaccoppiamento tra la nostra crescita e il nostro impatto ambientale. La prima è la decarbonizzazione, forse la sfida più complessa perché implica riuscire a crescere riducendo le emissioni di CO₂: un vero esercizio di equilibrio che richiede investimenti continui e innovazione. In questo percorso facciamo leva su geotermia e fotovoltaico.
Accanto a questo c’è la circolarità, ambito in cui il packaging gioca un ruolo centrale, che ci spinge a ripensare materiali, processi e modelli di utilizzo.
Un altro pilastro è la tutela della biodiversità, che portiamo avanti anche attraverso collaborazioni con progetti come EROC (European Regenerative Organic Center), in partnership con Rodale Institute, il primo centro europeo di ricerca dedicato all’agricoltura biologica rigenerativa, a Parma.
Infine, dedichiamo grande attenzione al risparmio idrico, agendo su sistemi di recupero e riutilizzo e sviluppando impianti sempre più efficienti: ad esempio
la pulizia non viene più effettuata con acqua, ma tramite vapore. Insieme, questi quattro elementi delineano il percorso con cui vogliamo contribuire concretamente a un futuro più sano e rispettoso dell’ambiente.


Il vostro minimalismo contrasta col lusso spesso ostentato del cosmetico premium. È una scelta controcorrente?

Sì, ma è un lusso diverso. Non il lusso dell’orpello, ma il lusso dell’essenzialità e della coerenza. Il contenuto è il vero protagonista. Il pack deve accompagnarlo, non oscurarlo. Ed è un approccio che il mercato riconosce: da quando siamo B Corp, l’apprezzamento è cresciuto e anche il valore economico

Sede di Parma

Le tecnologie digitali, l’intelligenza artificiale… come cambieranno il prodotto cosmetico?

Il nostro è un mestiere profondamente empatico basato sulle relazioni. L’AI può aiutare nella personalizzazione, ma non deve sostituire il sapere umano. Abbiamo sperimentato soluzioni “tailor made” come il sistema di maschere per capelli da perfezionare su misura in salone, ma sempre mantenendo il professionista al centro. Crediamo che la tecnologia debba essere uno strumento al servizio della creatività e dell’esperienza, capace di supportare diagnosi più precise, suggerire combinazioni personalizzate e ottimizzare i processi, senza mai sostituire l’intuito e la sensibilità che ogni esperto porta nel proprio lavoro. In questo senso, AI e professionalità convivono come partner: la tecnologia amplia le possibilità, ma è l’uomo a trasformarle in valore reale per il cliente.
 

Quale futuro immagina per il packaging Davines Group?

La stessa direzione che seguiamo oggi: minimalismo, trasparenza, refill, riciclabilità, bellezza essenziale. Un packaging che parla, ma con semplicità; che pesa poco sul pianeta ma molto sulla qualità dell’esperienza.
Per noi il pack è parte integrante del nostro impegno rigenerativo verso persone e ambiente, perché ogni scelta di design, materiale o processo produttivo ha un impatto concreto. Così l’imballaggio diventa un ponte tra sostenibilità e esperienza sensoriale, un modo tangibile di rendere visibile la nostra filosofia e di coinvolgere chi sceglie i nostri prodotti in un percorso condiviso di rispetto e attenzione verso il mondo che ci circonda.


E per la vostra crescita economica?

Prevediamo di chiudere in crescita anche quest’anno anche se stiamo osservando con attenzione lo scenario internazionale. Ad oggi il nostro primo mercato sono gli Stati Uniti e per il futuro guardiamo al Sud America, con la volontà al contempo di rafforzare la nostra presenza in Asia. A inizio gennaio apriremo inoltre la filiale iberica, a Bilbao. Nonostante le sfide esterne, continueremo a impegnarci per fare del nostro meglio e crescere: siamo un’azienda familiare solida, senza interesse ad aprirci al capitale esterno, il che ci permette di mantenere stabilità e autonomia nelle scelte strategiche.

Questo articolo fa parte dello speciale:

Il nostro network