Liberi pensieri, a partire dall’imballaggio

Pac-man

5 miliardi di capolavori

Quanto fa 5 miliardi diviso 57 milioni? Vabbé, faccio prima a dirvelo io: 89,2857 e qualcosa. È un conto presto fatto: dato che in Italia siamo circa 57 milioni di abitanti, infanti inclusi, e che i contenitori per alimenti Tetra Pak circolanti in un anno solo nel nostro Paese sono circa 5 miliardi, se ne deduce che ogni anno in media acquistiamo o possediamo a testa, indipendentemente dal contenuto, quasi 90 confezioni targate Tetra Pak.
È a motivo di un’eccezionale diffusione a livello mondiale, nonché della riuscita combinazione tra un design minimalista e la proverbiale funzionalità, che il classico contenitore è stato ospitato al MoMA di New York, insieme con la penna a sfera e le costruzioni Lego, in una mostra dall’eloquente titolo “Humble Masterpieces” (letteralmente, umili capolavori).
Certo la notizia non può che far piacere a tutti coloro che, in un modo o nell’altro, si occupano di imballaggio, dato che suona un po’ come un riscatto e una conferma del fatto che il packaging abbia valore in sé, e non sia solo un involucro anonimo di cui sbarazzarsi al più presto, appena finito il prodotto che conteneva.
Tuttavia il titolo della mostra newyorkese mi pare discutibile: perché chiamarli “capolavori” se poi occorre (ri)definirli anche “umili”?
Umili semmai sono quei prodotti della cosiddetta “cultura materiale”, nati dall’inventiva anonima e perfezionati nell’arco di generazioni e di secoli, come il cucchiaio o la seggiola di paglia.
Ma il “cartone” del latte, come tante altre confezioni - da quella geniale con cui sono imballati certi ovetti di cioccolato, fino ad astucci di una raffinatezza quasi sublime, come quelli di legno e alluminio delle penne Spalding & Bros - nascono da ricerche precise e da studi laboriosi e mirati.
Il loro successo di massa dipende, oltre che dalla capacità di risolvere problemi concreti di protezione, trasporto, praticità d’uso e così via, dalla capacità di imporsi all’immaginazione in modo indelebile, il che ne fa delle vere e proprie icone; come testimonia il fatto che, spesso nel linguaggio comune, si usi il termine “tetrapak” per indicare genericamente un contenitore del latte o del succo di frutta, o magari del vino, senza neanche fare mente locale al fatto che si tratti di un marchio registrato; un po’ come accade quando diciamo “mansarda”, senza pensare al glorioso architetto francese del XVII secolo, messieur Mansart, che trasformò i sottotetti di Parigi in confortevoli abitazioni.
Chiamiamoli allora “capolavori pop” come avrebbe detto Andy Warhol, uno che per tutta la vita non fece che dipingere packaging, dalla Coca-cola alla scatola di detersivo Brillo, e che comperava quotidianamente decine di prodotti perché, come confessa lui stesso, era completamente sedotto dalla loro confezione.

Marco Senaldi
Critico d’arte e filosofo,
è direttore editoriale di Impackt (Edizioni Dativo)


Raccolta Differenziata

Da fattore economico a indicatore di senso civico, di evoluzione e corretta gestione del territorio. Le considerazioni del direttore di Comieco, Carlo Montalbetti, che parte dai “suoi” materiali (carta e cartone) per parlare di…



In questi anni anche nel nostro Paese la Raccolta Differenziata della carta e del cartone ha avuto uno sviluppo imponente.
È un trend che non accenna a rallentare: in termini assoluti si è passati dalle 1.589.550 t raccolte nel 2002 alle 1.810.247 t del 2003, con un incremento del 13,9%. La raccolta pro-capite è più che raddoppiata in 5 anni, passando dai 14,3 kg del 1998, ai 23,2 del 2000, fino ai 29,8 kg del 2003.
Per converso, è inoltre drasticamente diminuita la distanza che separava le regioni meridionali da quelle del Centro Nord, e, nel complesso, si è sostanzialmente colmata la distanza tra l’Italia e i paesi più avanzati d’Europa.

Sono progressi che vanno confermati, consolidati e rafforzati, perché ormai la raccolta differenziata non è più solo un fattore di tipo economico e ambientale.
Essa al contrario è ormai un ingrediente essenziale della competitività e della qualità del territorio.
Lo hanno compreso ormai le aree più evolute. È significativo, su questo versante, che la regione Emilia Romagna abbia introdotto “l’ingrediente” raccolta differenziata in una sorta di griglia di indicatori utilizzati per la valutazione della qualità del territorio. Dal canto suo, in un recente studio sul turismo ambientale il Touring Club Italiano ha previsto una complessa griglia di parametri di sostenibilità ambientale, all’interno della quale la RD occupa un posto di rilievo.

La RD, insomma, va sempre di più concepita come un fattore - insieme con altri - di riconoscibilità della corretta gestione ambientale. Non è casuale, a mio parere, che in questi anni si siano ottenuti ottimi risultati nella Raccolta Differenziata a Pantelleria (zona turistica per eccellenza) così come in Alto Adige, regione da sempre all’avanguardia nella tutela del patrimonio ambientale. Sia sotto il profilo del turismo, che sotto quello della capacità di attrarre capitali per nuove iniziative, diventa essenziale il fatto di trovarsi in un contesto economico-sociale nel quale la RD fa parte integrante di un sistema.
La RD, infatti, è un indicatore del senso civico delle diverse comunità territoriali - e infatti Comieco da anni analizza le variazioni di questo indicatore in relazione ad altri, collaborando all’attività di un Osservatorio che studia e documenta i mutamenti profondi nella società italiana - ma è anche un indicatore del “fare comunità”.

La RD non ha più quindi solo una valenza sotto il profilo ambientale; non rappresenta solo un elemento di gestione fisica, concreta del territorio: essa sempre più assume la valenza di un indicatore della coesione dell’identità delle comunità. Questo elemento è stato messo bene in luce in questi ultimi mesi dall’esperienza delle “Cartoniadi”, che si sono svolte in diversi centri, lungo tutta la Penisola (l’ultima ha coinvolto in pratica la totalità della città di Roma per l’intero mese di febbraio).
Nella competizione tra i quartieri per il migliore incremento nella raccolta di carta e cartone, per conquistare un premio che peraltro è sempre andato a beneficio di tutta la comunità, si è creata una nuova aggregazione, è venuto alla luce un diffuso spirito civico collettivo. I cittadini, nei grandi come nei piccoli centri, hanno colto la sostanza di questa valenza. E hanno risposto positivamente, con un rinnovato impegno nella separazione in casa e nella raccolta di carta e cartone, per avviarli al riciclo.

Questa consapevolezza diffusa apre un nuovo fronte di sfida anche al mondo dell’impresa. Il fatto che la RD assuma sempre di più un valore pratico, quotidiano, ma anche etico per grandi moltitudini di cittadini e di famiglie, a maggior ragione dà rilevanza ai mercati di sbocco del riciclo.
Si stima oggi che qualcosa come il 12% del PIL in Italia sia rappresentato dai settori industriali del riciclo.
C’è insomma qui un formidabile terreno di competizione internazionale anche per le imprese italiane, forti oggi dell’esperienza di successo della raccolta e del riciclo dei materiali cellulosici. A loro, e più in generale al nostro Paese, si dischiudono opportunità inedite di competizione internazionale: si tratta di puntare fin da subito all’allargamento del mercato, con l’obiettivo di vendere tecnologia e conoscenze per il riciclo ai paesi in via di sviluppo (si pensi solo alle immense potenzialità del mercato cinese, in questo campo): si va dagli automezzi per effettuare la raccolta alla conoscenza delle ricette per il riutilizzo dei maceri. Grazie al successo degli ultimi anni, l’Italia ha oggi le carte in regola per competere con i migliori.
Pac-man

5 billion masterpieces

How much is 5 billion divided by 57 million? OK, it’s quicker if I tell you: 89.2857 something. The sum’s easily done: given that the population of Italy is currently about 57 million, including children, and the number of Tetra Pak food containers in circulation in Italy each year comes to about 5 billion, one can deduce that each year each of us purchase or possess about 90 Tetra Pak containers, regardless of the contents.
Due to its exceptional extensive use around the world and the success of combining a minimalist design with proverbial practicality, this classic container has been featured at the MoMA in New York, together with the ball-point pen and Lego constructions, in a show with the eloquent title of “Humble Masterpieces”.
The news will surely hearten all those who, in one way or another, are involved with packaging, given that it sounds a bit like redemption and confirmation of the fact that packaging has an intrinsic value, and isn’t simply seen as anonymous shell to be got rid of as soon as the product it contains has finished.
Having said this however, I feel that the title of the New York show is open to debate: why call them “masterpieces” if it’s then necessary to (re)define them as also “humble”?
Rather, the products of the so-called “material culture” should be called humble, the result of anonymous minds and perfected over generations and centuries, such as the spoon or the wicker chair.
But the milk “carton”, like many other packs - from the ingenious ones used to hold certain chocolate Easter eggs to the boxes of almost sublime elegance, such as the wood and aluminium ones for Spalding & Bros pens - is the result of precise research and painstaking, carefully targeted studies.
Their mass success depends not just on their ability to solve the concrete problems of protection, transport, practical use, etc, but also their capacity to make an indelible mark on the public’s imagination, turning them into proper icons. As is proven by the fact that we often use the term “tetrapak” to indicate a general container for milk, fruit juice or even wine and without realising that it’s a registered trademark. It’s a bit like when we say “mansard”, without sparing a thought for the great 17th century French architect, messieur Mansart, who converted the attics of Paris into comfortable homes.
Let’s call them “pop masterpieces”, as Andy Warhol would have said: he was certainly one who spent his whole life painting packaging, from the Coca-Cola bottle to the Brillo box, and who bought scores of products every day because, as he himself confessed, he was completely seduced by their packaging.

Marco Senaldi, art critic and philosopher, is the editorial director of Impackt (Edizioni Dativo).



Segregated collection

From economic factor to indicator of public spirit, of evolution and correct territorial management. The considerations of head of Comieco, Carlo Montalbetti, who starts off from “his” materials (paper and cardboard) to speak of…

…Quality of life and new competition

In these years in Italy too the segregated collection of paper and cardboard has developed strongly.
It is a trend that shows no sign of slowing down: in absolute terms one has gone from the 1,589,550 t collected in 2002 to the 1,810,247 t in 2003, with an increase of 13.9%. Collection per head of population has more than doubled in 5 years, going from 14.3 kg in 1998, to 23.2 in the year 2000, up to 29.8 kg in 2003. Conversely, the distance separating the southern regions from the Centre North has also drastically diminished, and the gap between Italy and the most advanced European countries has also closed.

This progress will be confirmed, consolidated and reinforced, because now segregated collection is now no longer an economic and environmental factor. Rather it is by now an essential ingredient of the competitivity and the quality of a region. This has been by now understood by the most evolved parts. It is significant, on this side of things, that the Regione Emilia Romagna has introduced segregated collection as an “ingredient” in a sort of grid of indicators used for rating the quality of a region. For its part, in a recent study on environmental tourism the Touring Club Italiano laid down a complex grid of parameters governing environmental sustainability, within which segregated collection holds an important place.

Hence segregated collection, is evermore considered as a factor - along with other ones - of recognisability of correct environmental management. It is not by chance, in my opinion, that over these years excellent results in segregated collection have been attained in Pantelleria (tourist area par excellence) the same as in South Tyrol, region that has always been to the fore in protecting the environment. This both under the profile of tourism, as well as under that of the capacity to attract capital for new undertakings, the fact of being able to find an economic-social context where segregated collection is an integral part of the system becomes essential.
Segregated collection is in fact an indicator of the public spirit in the different regional communities - and in fact Comieco has for years been analysing the variations of this indicator in relation to other ones, cooperating with the activity of an Observatory that studies and documents profound changes in Italian society - but it is also an indicator of “working together as a community”.

Thus segregated collection is not only an asset in environmental terms; it is not only an element of physical, concrete and territorial management: it evermore takes on the value of an indicator as to the degree of cohesion of communal identity. This element has been well highlighted in the last months in the experience of the “Cartoniadi”, the paper & cardboard collecting “Olympics” held in different centres up and down the peninsula (the last one practically involved the entire city of Rome for the whole of February). In the competition between the quarters for the best increase in collection of paper and cardboard, to win a prize that among other things has always gone for the benefit of all the community, a new form of union was created, a widespread public spirit was discovered. The members of the public, in the large as in the small centres, understood the meaning of the undertaking. And they responded positively, with a renewed commitment to the separate collection of paper and cardboard in the home to send it for recycling.

This widespread awareness also opens a new front in the challenge in the world of public enterprise. The fact that segregated collection is evermore taking on a practical, daily, but also ethical value for great multitudes of members of the public and families, all the more so it affects the main markets of recycling.
It is estimated today that something like 12% of the GNP in Italy is accounted for by the industrial recycling sectors.
Hence here one also as a formidable ground for international competition for Italian companies, bolstered today by the experience of success of the collection and recycling of cellulose materials. Hitherto inexistent opportunities of international competition are opening to them, and more in general to Italy: it is a question of aiming right from the beginning at broadening the market, with the objective of selling technology and knowhow for recycling in the developing countries (one only need think of the immense potential of the Chinese market in this field); this goes from the vehicles used in carrying out the collection to the knowledge and the formulas for reusing the waste. Thanks to the success of these latter years, Italy now has all the right cards to compete with the best.

Carlo Montalbetti, head of Comieco (National Italian Consortium for the Recovery and Recycling of Cellulose Based Packaging)

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