Gerosa Group, 90 anni di packaging tra famiglia, innovazione e sostenibilità
Per ripercorrere le tappe di questa bella ed entusiasmante cavalcata imprenditoriale abbiamo incontrato Fabrizio Gerosa, direttore commerciale e terza generazione della famiglia presente in azienda

di Generoso Verrusio
Non tanto e non solo un traguardo cronologico, quanto la misura di una storia industriale che ha saputo attraversare generazioni, mercati e trasformazioni tecnologiche senza mai smarrire la propria identità. A inizio ottobre, nel quartier generale di Inverigo, nel cuore della Brianza comasca, Gerosa Group ha celebrato i 90 anni di attività aprendo le porte ai propri dipendenti e alle loro famiglie e trasformando l’open day in un momento di condivisione e di orgoglio collettivo.
Fondata nel 1935 come piccola tipografia, l’azienda è oggi un gruppo internazionale con cinque stabilimenti produttivi dislocati tra Italia, Spagna e Romania, tre filiali commerciali tra Germania e Francia e oltre 900 dipendenti. Nel 2024 ha registrato un fatturato di 236 milioni di euro, in crescita del 39% rispetto al 2015, ed è pronta a superare i 300 milioni di euro entro il 2030.
Negli ultimi tre anni l’azienda ha investito circa 28 milioni di euro in nuove tecnologie, impianti e ricerca. Innovazione e cultura del lavoro sono infatti i pilastri che hanno guidato questa crescita, insieme al forte radicamento territoriale che continua a rappresentare la cifra distintiva del marchio Gerosa.
In occasione dell’anniversario, abbiamo incontrato Fabrizio Gerosa, direttore commerciale e terza generazione della famiglia, per ripercorrere le tappe di questa avventura imprenditoriale e guardare insieme alle sfide future.
Novant’anni di un’attività imprenditoriale non si celebrano ogni giorno. Se doveste racchiudere questo traguardo in un gesto, un’immagine o una parola… quale sarebbe?
«La parola chiave è famiglia. Non solo perché siamo ancora oggi un’azienda al 100% familiare, con tre generazioni coinvolte, ma perché questo spirito di unione e condivisione permea ogni scelta. È la famiglia che ci ha dato la forza di crescere, di restare coesi e di guardare avanti con coraggio».
Nel 1935 tutto è cominciato in una bottega tipografica. Quale parte di quell’origine artigiana vive ancora oggi nei reparti produttivi e nelle vostre scelte manageriali?
«Stampare è un’arte, e noi lo crediamo ancora profondamente. Nonostante le tecnologie di ultima generazione, la componente umana resta decisiva. Investiamo molto nella formazione, collaboriamo con istituti tecnici con indirizzo grafico come il Casnati di Como, e trasmettiamo ai nostri operatori la passione e la cura del dettaglio che erano già dei nostri nonni. L’artigianalità oggi si traduce in cultura tecnica, sensibilità estetica e responsabilità verso il cliente finale».
Il progetto G4R, con le tecnologie integrate Cronogard e StealthCode, nel 2020 vi ha eletti vincitori del Best Packaging Award. È ancora la sintesi perfetta del modello Gerosa?
«Assolutamente sì. G4R è stato un esempio concreto di come intendiamo l’innovazione: mai fine a sé stessa, ma frutto di un dialogo tra tecnologia, sostenibilità e una rete di partner che condividono la stessa tensione verso il futuro. Oggi continuiamo su quella strada, investendo in Ricerca e sviluppo – 5,5 milioni di euro negli ultimi tre anni – e sviluppando soluzioni che uniscono funzionalità, sicurezza e responsabilità ambientale».
A Inverigo sta il vostro quartier generale, ma dalla Brianza comasca siete partiti alla conquista del mondo. Come si custodisce l’identità locale senza perdere di vista la crescita globale?
«Restando radicati sul territorio, ma con lo sguardo aperto. Inverigo è la nostra casa, il luogo dove tutto è nato e dove manteniamo il cuore produttivo e decisionale. Ma già dagli anni Settanta abbiamo avuto il coraggio di fare export, soprattutto in Germania; dagli anni Novanta iniziarono le acquisizioni in Italia e Spagna, e poi aprimmo le filiali commerciali in Francia e Germania. Oggi contiamo cinque stabilimenti produttivi in tre Paesi. L’identità locale si custodisce valorizzando le persone e la cultura del lavoro, mentre la crescita globale si alimenta con investimenti, partnership e capacità di adattamento».
Dal 2018 rendicontate la vostra sostenibilità attraverso report puntuali. Quando avete capito che non era solo responsabilità, ma leva strategica e culturale?
«Già negli anni Ottanta, quando installammo a Inverigo uno dei primi impianti italiani per il recupero dei solventi, avevamo intuito che la sostenibilità non era un vincolo, ma un’opportunità. Dal 2018 abbiamo scelto di rendicontarla in modo trasparente, perché è diventata parte integrante della nostra strategia. Oggi la sostenibilità è driver competitivo, culturale e reputazionale: ridurre materiali, migliorare la riciclabilità, calcolare l’impronta di carbonio dei prodotti significa creare valore per tutti gli stakeholder».
Oggi il packaging è sostenibile, interattivo e responsabile. Qual è il confine tra contenitore e servizio?
«Il packaging non è più solo un involucro: è un’interfaccia tra marchio e consumatore. Deve proteggere, comunicare, garantire sicurezza alimentare, ma anche raccontare valori. Le nostre linee più innovative, dagli impianti di ultima generazione a Brescia alle soluzioni sviluppate nel nostro Innovation center, dimostrano che il confine tra contenitore e servizio si assottiglia sempre più».
L’open day con i dipendenti e le loro famiglie è stato un successo anche dal punto di vista dei numeri. C’è un volto o una storia che incarna lo spirito di questa azienda?
«Abbiamo accolto oltre 600 persone tra dipendenti e famiglie. È difficile scegliere un volto, perché lo spirito Gerosa è fatto di tante storie: chi lavora con noi da decenni, chi è entrato da poco, chi ha visto crescere l’azienda insieme ai propri figli. Se dovessi sintetizzare, direi che lo spirito Gerosa è la comunità stessa: persone che si riconoscono in un progetto comune e che ne sono l’anima».
Guardando avanti, molto avanti. Quali sogni e obiettivi per i prossimi 90 anni?
«Il sogno è continuare a crescere senza perdere la nostra identità. Puntiamo a superare i 300 milioni di euro di fatturato entro il 2030, rafforzando la leadership in Europa e aprendo nuove strade fuori dal Vecchio Continente. Ma soprattutto vogliamo restare un’azienda familiare capace di innovare, attrarre talenti e contribuire alla transizione ecologica. I prossimi 90 anni saranno scritti dalle nuove generazioni, con lo stesso coraggio e la stessa passione di chi ci ha preceduto».






