Mercosur: un gigante economico frenato dalla politica ma spinto dai numeri

I dati di mercato confermano il ruolo strategico dell’area per i costruttori italiani di macchine per il packaging. L’incertezza politica favorisce i competitor asiatici

di Luca Baraldi e Generoso Verrusio

Il voto del Parlamento europeo, che a fine gennaio aveva deciso di chiedere un parere alla Corte di Giustizia sull’accordo di partenariato con il Mercosur, ha provocato un rallentamento brusco e inatteso in un dossier che sembrava ormai prossimo al traguardo. In questo scenario già complesso, proprio venerdì scorso la Commissione europea ha annunciato l’intenzione di procedere comunque con l’applicazione provvisoria dell’accordo commerciale con l’organizzazione latino-americana che riunisce Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay.

Per il comparto italiano delle macchine e delle tecnologie per il packaging si profilano tante opportunità interessanti. Abbiamo chiesto a Mecs un’analisi esclusiva, un approfondimento – che continua a inserirsi nel solco della collaborazione strutturata che da un anno lega ItaliaImballaggio al centro studi di Ucima – per comprenderne la portata.

Un mercato da 1,5 miliardi di euro
I numeri del 2024 – che rappresentano l’ultimo set completo, validato e metodologicamente di senso per un’analisi affidabile e non distorta dell’area Mercosur – delineano un quadro di grandi opportunità: il mercato del packaging qui (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay, Bolivia, Colombia, Cile, Perù, Ecuador, Guyana e Suriname) ha raggiunto un valore complessivo di circa 1,48 miliardi di euro.
Il Brasile si conferma il perno indiscusso della regione con un mercato interno che supera i 716 milioni di euro, seguito dall’Argentina con circa 179 milioni. Ciò che rende l’area strategicamente imprescindibile per i costruttori italiani sono le prospettive di crescita nel medio periodo. Le proiezioni per il quinquennio 2025-2029 indicano un tasso di crescita annuale composto (Cagr) del 6,4% per l’Argentina e del 3,6% per il Brasile, con il Perù che si attesta su un solido 5,3%.

Food e beverage i motori della domanda
Le aziende dei comparti alimentare e delle bevande, insieme, rappresentano oltre il 60% del mercato totale dell’area. Il food, da solo, assorbe il 34,2% delle forniture, con picchi di investimento concentrati in Brasile e Argentina, mentre il beverage segue con una quota del 27,9%. Al di fuori dei giganti dell’alimentare, segmenti come il farmaceutico (13,7%) e il chimico (5,6%) mostrano una vitalità crescente, richiedendo soluzioni di confezionamento sempre più specializzate e conformi a normative stringenti.

Filling e FFS le tecnologie in primo piano
Dal punto di vista delle tipologie di macchinari, la preferenza si orienta con decisione verso le soluzioni per il riempimento (Filling) e i sistemi Form-Fill-Seal (FFS) che coprono oltre il 40% delle quote di mercato. Le macchine per il riempimento guidano la classifica con il 21,2% delle installazioni, tallonate dalle FFS al 20,9%. Si registra inoltre un interesse crescente per le fasi di fine linea, con il cartoning (11,8%) e la pallettizzazione (11,5%) in ascesa.

Il primato italiano e la sfida a est
In questo scenario di forte dinamismo, la leadership dell’Italia è netta. Nel 2024, ci dice sempre Mecs, l’Italia si è confermata il primo esportatore di macchine per il packaging verso i Paesi Mercosur, con un valore di oltre 338 milioni di euro e una crescita del 12,2% rispetto al 2023. La distanza con i principali competitor europei è marcata: la Germania, secondo esportatore, si attesta a 209 milioni di euro con una crescita stazionaria dello 0,9%, mentre la Spagna segue a grande distanza con 75 milioni.
Tuttavia, il vero segnale di allerta arriva da est. La Cina occupa ormai il terzo gradino del podio con 142 milioni di euro, ma con un incremento delle esportazioni del 21,2% in un solo anno.
È la dimostrazione, qualora ce ne fosse bisogno, che in assenza di un quadro normativo certo come quello garantito da un accordo di libero scambio, la concorrenza asiatica è pronta a colmare gli spazi lasciati liberi dalle incertezze del Vecchio Continente.

Un percorso a ostacoli

I contatti tra Ue e Mercosur cominciano nel 1999 ma in circa 25 anni ci si blocca sulle più disparate questioni agricole e ambientali. Lo scorso 17 gennaio, l’Ue firma l’accordo con i quattro Paesi fondatori del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay), ma pochi giorni dopo, il 21 gennaio, l’Eurocamera chiede di trasmettere il testo alla Corte di Giustizia Ue per un parere sulla sua compatibilità del trattato con il diritto europeo.
Ue e Mercosur insieme rappresentano la più grande area di libero scambio al mondo, un mercato potenziale di oltre 700 milioni di consumatori. Nel 2024 l’Ue era il secondo partner commerciale del Mercosur: gli scambi di beni rappresentavano quasi il 17% del totale dell’area. Nello stesso anno il valore dell’interscambio ha superato i 111 miliardi di euro, con 55,2 miliardi di esportazioni europee e 56 miliardi di importazioni, pari a una crescita degli scambi di oltre il 36% rispetto al 2014.

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