Gli imballaggi di plastica (2022)

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Andamento della produzione e posizionamento sul mercato di una tipologia di packaging “trasversale”. Dati 2022 su imballaggi rigidi, flessibili (esclusi i film accoppiati per il converting) e accessori di plastica.

Barbara Iascone

Tabella 1. Bilancio del mercato italiano di imballaggi in plastica. Anno 2022. Valori espressi in t/000.
  2017 2018 2019 2020 2021 2022 22/21 var %
Produzione  2.974 3.003 3.080 3.016 2.829 2.973 5,10%
Export 1.057 1.046 1.018 993 1.026 973 -5,10%
Import 594 579 566 572 691 778 12,60%
Consumo apparente 2.511 2.536 2.628 2.595 2.494 2.777 11,30%
Fonte: Istituto Italiano Imballaggio

Ampiamente diffusi tanto nel food & beverage quanto nel non food, gli imballaggi di plastica occupano una posizione di rilievo nell’industria globale del packaging: dato che si tratta di imballaggi molto leggeri, in termine di tonnellate rappresentano circa il 20% del totale, ma la loro rappresentatività supera il 50% se ragioniamo in termini di fatturato.

Tali percentuali comprendono anche i film in plastica destinati all’accoppiamento e alla produzione di imballaggi flessibili da converter (circa il 2% in termini di peso e circa il 6% in termini di fatturato).

La presente analisi prende in esame gli imballaggi rigidi, gli imballaggi flessibili non accoppiati (shopper, film, pluriball di protezione, ecc.) e gli accessori, vale a dire chiusure, corde, reggette; sono esclusi invece gli imballaggi flessibili da converter.

Nonostante i numerosi attacchi di cui è fatto oggetto sul fronte ambientale e da parte dell’opinione pubblica, non va dimenticato che il settore degli imballaggi di plastica ha una consolidata natura tecnologica, che porta in dote propensione alla ricerca e all’innovazione. Il che ha consentito di raggiungere traguardi importanti nella lotta allo spreco alimentare e nella produzione di packaging con plastiche provenienti da riciclo o bioplastiche.

Tabella 2. Ripartizione dell’utilizzo di imballaggi di plastica per macro aree di impiego. Anno 2022
Food 52%
Bevande 22,70%
Shopper 5,80%
Prodotti chimici (1) 5,50%
Cosmetica e farmaceutica 3,60%
Altro non food (2) 9,90%
Totale 100%

(1) Lubrificanti, colori, vernici e chimici vari.
(2) Elettromeccanica, macchinari industria tessile, elettronica ecc.

Fonte: Istituto Italiano Imballaggio

Il trend positivo del mercato

Nel 2022 questo settore registra un tasso di crescita pari al +5,1% per quanto riguarda la produzione, che arriva a 2.973 t/000; si conferma quindi un recupero parziale delle perdite registrate nel 2021, quando la produzione calò del 6%. L’impiego di plastica da riciclo continua a crescere, ampliando la gamma di prodotti in cui viene impiegata.

Ricordiamo che gli imballaggi di plastica si suddividono in tre grandi categorie.

  • Imballaggi rigidi: contenitori “soffiati” come bottiglie e flaconi, vaschette termoformate utilizzate per il confezionamento di prodotti alimentari, taniche, pallet e contenitori di grandi dimensioni.
  • Imballaggi flessibili: shopper, sacchi, pluriball di protezione, ecc., film termoretraibili per pallettizzazione (con l’esclusione dei film accoppiati flessibili per il converting).
  • Accessori di imballaggio: chiusure, corde, reggette, chips di protezione, ecc.

Tutte queste tipologie di imballaggi di plastica registrano un andamento tendenziale positivo. Se si analizzano i dati del 2022, troviamo al 45,7% gli imballaggi flessibili, che crescono del 3,6% rispetto al 2021. Il 45,2% del segmento è rappresentato dagli imballaggi rigidi (+ 5,6%) e il 9,1% dagli accessori (+3%).

Tabella 3. Ripartizione della produzione di imballaggi di plastica per tipologie (compresi flessibili da converter e film per accoppiati rigidi). Anno di riferimento: 2022.
Imballaggi flessibili (film, sacchi e sacchetti) 45,70%
Imballaggi rigidi (bottiglie, fusti, cassette, pallet) 45,20%

Accessori per imballaggio (tappi, chiusure varie, film a bolle,
reggette, chips espansi, lastre, nastri adesivi ecc.)

9,10%
Totale  100,00%
Fonte: data processing Imballaggio in Cifre

Per quanto riguarda il commercio estero va registrato il forte aumento delle importazioni, che crescono a doppia cifra già da due anni: +20,9% nel 2021, cui va aggiunto il +12,6% registrato nel 2022. Tale fenomeno si spiega con la presenza massiva di aziende multinazionali che hanno progressivamente spostato le produzioni all’estero, dove risulta più conveniente produrre rispetto all’Italia.

Le esportazioni nel 2022 calano del 5,1%. Come per l’intero comparto packaging, il maggior flusso di scambi commerciali avviene con i paesi europei, Francia e Germania in testa: l’Europa assorbe infatti l’89,1% delle nostre esportazioni. Per quanto riguarda le importazioni, esse provengono dal Vecchio Continente per l’81,6%. Il fatturato del settore registra un tasso di crescita intorno al +6/7% circa; si tratta di un andamento tendenziale dovuto essenzialmente all’aumento dei costi di produzione, in relazione alle materie prime ma anche, e soprattutto, ai costi energetici.

Stando alle prime stime disponibili, nel 2022 in Italia la produzione di materiali bioplastici dovrebbe registrare un tasso di crescita superiore al 20%, assestandosi intorno alle 101.000 tonnellate contro le 80.000 tonnellate del 2021. Al primo posto, per l’utilizzo di bioplastiche, troviamo i sacchetti per il trasporto di merci (62% del totale), seguiti dai sacchetti ultraleggeri utilizzati per confezionare i prodotti ortofrutticoli sfusi (17,5%). Il restante 20,5% si suddivide tra sacchi per la raccolta dell’umido (15%), articoli per l’agricoltura (3%), la ristorazione (stoviglie monouso), l’imballaggio alimentare (vaschette) e l’igiene della persona (2,5% in totale).

Tabella 4. Segmentazione per area geografica del commercio estero degli imballaggi di plastica. Valori % riferiti alle quantità di imballaggi espresse in tonnellate.
Paese Export Import
Europa 89,10% 81,60%
Africa 3,40% 6,30%
America 4,20% 0,70%
Asia 3,00% 11,30%
Oceania 0,40% 0,01%
Mondo 100,00% 100,00%
Fonte: elaborazioni dati ISTAT

I settori di utilizzo

Come per gli imballaggi in carta e cartone, anche per quelli realizzati in plastica gli impieghi sono molteplici. Facilmente adattabili a qualsiasi esigenza, trovano ampia applicazione sia in campo alimentare che non: grazie alla natura e alle diverse caratteristiche dei vari polimeri possono essere utilizzati per confezionare sia liquidi che solidi.

Nel 2022 si riconferma che il loro massimo sbocco è l’ambito alimentare: il 75,2% degli imballaggi in plastica è stato destinato a confezionare cibi e bevande, il 52,5% per i primi (in crescita rispetto al 2021) e il 22,7% per le seconde, che risultano però essere in calo rispetto all’anno precedente.

Le motivazioni di tale andamento vanno ricercate nel movimento del mix del packaging in alcuni settori di utilizzo: per esempio, negli ultimi anni, vetro e brick hanno eroso quote di mercato nei piccoli formati alle bottiglie in plastica. Il 5,5% degli imballaggi in plastica è destinato al settore chimico e il 3,6% a quello farmaceutico e cosmetico. Il restante 15,7% si riferisce al settore “altro”, ovvero una molteplicità di aree manifatturiere come abbigliamento e accessori o materiali da costruzione ecc. Rientrano nella voce “altro” anche gli shopper, che da soli rappresentano il 5,5%.

In ambito bevande, molto rilevante è la quota delle bottiglie destinate al confezionamento di acqua minerale: da sola rappresenta il 16% del totale imballaggi in plastica.

Barbara Iascone Istituto Italiano Imballaggio

Recupero e riciclo. Secondo i dati elaborati da COREPLA, il consorzio di filiera che nell’ambito del sistema CONAI si occupa di gestire il recupero e riciclo degli imballaggi in plastica, sono circa il 63% gli imballaggi in plastica immessi sul mercato che vengono avviati a riciclo e il 27% inviati a recupero energetico.

Scopri maggiori informazioni sulle aziende citate in quest'articolo e pubblicate sulla Buyers' Guide - PackBook by ItaliaImballaggio
Istituto Italiano Imballaggio
COREPLA (Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclaggio e il recupero degli imballaggi in plastica)

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