BEHIND THE COVER - Max Marra / Tu fai... io riciclo e creo

Max Marra, classe 1950, calabrese di origine, vive e lavora tra Milano, l’hinterland e il mondo. Artista multidisciplinare, indirizza la propria ricerca verso l’integrazione e la contaminazione linguistica di disegno, pittura, scultura, offrendo all’analisi una corposa attività di sperimentazione lunga e consolidata. A oggi ha realizzato oltre 70 personali, partecipando a rassegne nazionali e internazionali; ha esposto in gallerie private e importanti istituzioni pubbliche. È presente con opere polimateriche e disegni in collezioni private e istituzioni museali, nazionali e internazionali. 
Da molti anni collabora con ItaliaImballaggio, coordinando gli artisti che, di mese in mese, “vestono” la rivista.  

Cover Max Marra

La parola all’artista
Ripercorrendo a memoria la felice, libera, stravagante arte del ready-made con gesti brevemente definiti, ho assemblato con banale nastro per imballaggio poche bottigliette di plastica (ma senza etichette), realizzando così una struttura che diventa archetipo a tutto tondo di una moderna archeologia “fatta ad arte”. 
Il pretesto del riciclo delle bottigliette dell’acqua ha generato nuovamente la felice, piacevole intuizione che attraverso il gioco libero e poetico, c’è sempre una sorpresa inaspettata, pronta a rivelare che la vita senza la poesia dell’arte è un vuoto senza emozioni. 
E per questo motivo, pur sapendo che l’uomo non è sapiens, dobbiamo fortemente amare la vita di tutti. 
Max Marra, giugno 2025

Dicono di lui
[...] Grazie a un lungo e coerente quotidiano lavoro, l’artista Max Marra si è conquistato la stima e l’apprezzamento di tanti. Di lui conosco l’ormai ultra-quarantennale proposta artistica, che non esito a definire multiforme, poliedrica, spesso sorprendente, mai attardata, per la varietà di tecniche e di temi, che ha dato vita a un pluralismo progettuale e formale che trova la sintesi in un linguaggio non solo personale ma autentico. 
[...] Di Max Marra è nota l’intima quanto naturale vocazione alla materia, producendo opere nelle quali ha inteso trasferire il suo pensiero artistico, etico, sociale e spirituale sulla condizione umana non disgiunto da uno sguardo oscillante fra lo sdegnato e il soccorrevole, ma sempre scevro da ogni atteggiamento sentenzioso. 
Eppure, nei suoi cicli, inni alla materia - gli umili “scarti”, le laceranti “Pance ferite”, le poetiche “Dune d’Oriente”, i contemplativi cicli di “Cosmos”, i gestuali “Pacchetti”, la mistica di “Francesco è solo”, l’amara denuncia di “Appunti sul ponte”- si percepisce bene, ancorché inabissata tra la iuta, il catrame, la corda, il ferro, la stoffa, la cera, il carbone - l’uso di una tavolozza cromatica selezionatissima e sorvegliata, l’impronta primigenia e formativa, direi quasi aurorale, del disegno, da cui tutta l’opera di Marra trae origine. 
Lo si vede negli equilibri delle composizioni polimateriche, nell’appropriazione degli spazi, nella stessa distribuzione dei colori, nelle partiture segniche organizzate come contrappunti musicali, nella dialettica tra spazi chiusi e aperti, tra pieni e vuoti [...]
Domenico Piraina ( Globus n. 18/MMXXV)

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