Al Congresso Gipea il futuro delle etichette con formazione e organizzazione protagoniste
Maria Costanza Candi
Comunicare con il consumatore, tracciare il prodotto, garantirne l’anticontraffazione. Sono sempre tante le funzioni svolte dalle etichette, obbligo di legge da un canto, indispensabile elemento di connessione con il mercato dall’altro; temi di cui si è parlato al Congresso Gipea dal titolo “Oltre le etichette: coordinate economiche e strategiche per un settore in trasformazione”.
Alla fotografia del settore, la giornata ha aggiunto la presentazione dei dati emersi dal lavoro del XIV Osservatorio Economico commentato da Gianluca Cinti, Founding Partner XGen Advisory e Federico Visconti, Direttore di Civis Liuc Castellanza. Dallo studio emerge un settore dove le aziende, nonostante la contenuta crescita del PIL nazionale, mostrano una ridotta contrazione dei ricavi dovuta a costo delle materie prime ed energia e una buona tenuta dei margini.
Di presente e futuro del mondo delle etichette ha parlato a ItaliaImballaggio il presidente di Gipea, Stefano Salvemini, facendo il punto sul settore e la sua competitività.
Ci offre una panoramica del mercato?
“In linea di massima il nostro è un settore consolidato” esordisce Salvemini “dove non abbiamo assistito a grandi incrementi in termini di volumi o di fatturato, ma a un consolidamento delle posizioni con crescita limitata. Le etichette autoadesive seguono la dinamica dei prodotti della GDO. Negli anni passati, abbiamo beneficiato di un effetto di sostituzione dovuto al cambio di etichettatura, passando ad esempio da acqua e colla ad autoadesivo. Una dinamica che ha portato all’aumento dei volumi. L’obiettivo è offrire ai clienti un servizio sempre più puntuale rispetto alle loro esigenze, pur mantenendo dei margini che, per quanto stabili, si stanno restringendo. Oltre agli incrementi dei costi delle materie prime, va considerato il costo dell’energia, l’aumento del costo del lavoro dovuto al rinnovo dei contratti nazionali e l’incremento dei costi del contributo forfettario COMIECO che sulle etichette in plastica tocca il 2% del fatturato. In questo contesto l'attenzione delle aziende deve concentrarsi sull’ottimizzazione dei costi e sull’innovazione tecnologica. Essere presenti sul mercato in una situazione di marginalità così bassa richiede quindi attenzione. Gli etichettifici hanno un'utile medio attorno al 5%, Per cui tutto il processo va tenuto sotto attento controllo”
Questa riflessione si colloca nel quadro del 4.0 e 5.0?
“Le dinamiche di investimento sono state due. Da un lato l’aggiornamento delle linee produttive, dall’altro l’aumento dell'investimento in partecipazioni societarie, con operazioni di acquisizione e fusioni. Possiamo leggere queste tendenze come un segnale positivo perché la ridotta dimensione delle imprese è uno dei punti deboli del nostro settore e in generale dell’economia italiana. Le aziende di piccole dimensioni non sono attrattive per professionalità adeguate a garantire un approccio strategico al mercato e supportare l’imprenditore con una visione più aperta e capace di analisi più estesa. L’aggiornamento delle linee produttive invece porta a risultati positivi, se integrato al ripensamento di tutto il ciclo produttivo e alla revisione dell'intera attività aziendale. L’obiettivo è ottimizzare tutto ciò che è antieconomico e ridurre le inefficienze."
Parliamo di smart labelling e tracciabilità, un tema molto trattato soprattutto in alcune categorie merceologiche dove l’anticontraffazione è fondamentale: penso ad alimentare, wine and spirits o lusso…
“Abbiamo tecnologie adeguate ma il mercato non è ancora pronto a investire su un tema tanto centrale non solo per l’alta gamma ma anche per l’alimentare e la GDO. Da sottolineare che abbiamo disponibili soluzioni con un impatto limitato sul costo dell'etichetta che rappresentano quindi un investimento sostenibile, subito ripagato dal miglioramento dell'immagine del prodotto sul mercato, percepito dai consumatori come più garantito. Va ricordato inoltre che, a parte tecnologie come l’NFC e la blockchain, ne esistono a più basso impatto economico come l’inserimento di micro-testi, parti di dati variabili e visibilità con lampada UV. Soluzioni con diversi gradi di complessità e costi, che possono garantire protezione crescente. Si parte dai meno sofisticati, adatti al pacco di pasta da 1 euro ai più complessi per l’alta gamma. Il problema risiede però nella mentalità del produttore che deve percepire l’importanza dell’anticontraffazione e decidere di investire per la tutela del prodotto. Ad un recente incontro dell’Agenzia delle Dogane, ci hanno mostrato pacchi di pasta contraffatta di marchi tra i più a buon mercato presenti a scaffale: parliamo di 50 centesimi a pacco. Il problema della contraffazione non tocca più settori ovvi come l’alta gamma, ma si estende ai prodotti economici, spesso alimentari, la cui mancata tracciabilità può avere conseguenze sulla salute del consumatore oltre che sulla tutela del brand.”
Che cosa vede quindi nel futuro del settore? Quali evoluzioni?
“Guardando ai prodotti, siamo un settore abbastanza maturo, mentre abbiamo spazi di evoluzione sul piano dei servizi. Ragionando in ottica 4.0, i prossimi passi porteranno i sistemi interni a dialogare con quelli di fornitori e clienti, rendendo il flusso delle forniture quanto più automatizzate. A cascata l’automazione arriverà anche alle etichette, ma solo se prima dell’investimento in tecnologia arrivano organizzazione e formazione.”







