Gli imballaggi in vetro
Solido, trasparente, riciclabile: il vetro continua a rappresentare una delle soluzioni più apprezzate nel mondo del packaging. L’analisi di Istituto Italiano Imballaggio sui dati di Assovetro
Barbara Iascone
L’analisi del comparto degli imballaggi in vetro, che comprende sia il vetro cavo sia il vetro tubo, mostra un settore che si muove oggi verso nuove frontiere di efficienza e sostenibilità.
Il vetro cavo – quello utilizzato per realizzare bottiglie, vasi e contenitori per uso farmaceutico (la cosiddetta “flaconeria”) – resta il protagonista assoluto della scena. Questa suddivisione, adottata anche da Imballaggio in Cifre in collaborazione con Assovetro, riflette la varietà di applicazioni di un materiale che trova impiego tanto nell’industria alimentare quanto in quella cosmetica e farmaceutica.
Accanto a esso, il vetro tubo rappresenta una nicchia più tecnica ma altrettanto importante. Utilizzato principalmente nel settore farmaceutico, viene impiegato per la produzione di fiale e flaconi, elementi fondamentali per la conservazione di prodotti sensibili e medicinali.
I dati di settore
Nel 2024 sono state utilizzate oltre 4.500 Kton di imballaggi in vetro, di cui oltre il 97% destinato al comparto alimentare. La quota restante, pari a circa il 3%, si distribuisce principalmente tra i settori cosmetico e farmaceutico.
Secondo l’analisi pubblicata su Imballaggio in Cifre (Istituto Italiano Imballaggio, ed. 2025, elaborazione dati Assovetro), nel 2024 la produzione di imballaggi in vetro vuoti, espressa in tonnellate, è scesa a 4.302 Kton, registrando un calo del 3,3%. Questo risultato è stato influenzato da diversi fattori: da un lato la contrazione di alcuni settori di utilizzo, dall’altro la tendenza – richiesta anche dai regolamenti – ad alleggerire il peso degli imballaggi. Questa pratica, particolarmente rilevante per il vetro, incide inevitabilmente sulle tonnellate prodotte. Un ulteriore elemento, che probabilmente avrà un impatto ancora maggiore in futuro, è il crescente ricorso agli imballaggi a rendere (riutilizzo industriale), una tendenza destinata a rafforzarsi soprattutto con l’entrata in vigore del nuovo regolamento PPWR.
Anche il commercio estero ha vissuto un anno negativo: le esportazioni di imballaggi in vetro sono diminuite del 6,7% e le importazioni del 5,6%. Il consumo apparente, che non tiene conto delle variazioni di magazzino, è calato del 3,5%.
Il saldo commerciale rimane negativo per l’Italia: il consumo apparente di bottiglie in vetro è superiore alla produzione nazionale.
Infine, secondo le analisi Istat, anche il fatturato ha registrato una diminuzione dell’1,8%, in linea con il calo produttivo.
Bevande: dominio assoluto del vetro
In alcune categorie, come spumanti e superalcolici, la bottiglia in vetro è ancora oggi l’unica forma di confezionamento presente sul mercato, sinonimo di qualità, prestigio e tradizione. Anche per vino e birra, il vetro mantiene una netta prevalenza rispetto ad altri materiali, confermandosi come il packaging di riferimento per i prodotti che puntano su immagine e conservazione.
All’interno del comparto beverage, il 12,7% della produzione di vetro è destinato alle bevande analcoliche, mentre le bevande alcoliche assorbono circa il 61,1% del mercato.
Alimentare: dalle conserve ai condimenti
Il vetro continua ad essere protagonista anche in altri segmenti alimentari. I condimenti rappresentano circa il 6,5% dell’utilizzo, mentre i derivati del pomodoro si attestano intorno al 7,7%. Le conserve alimentari, che comprendono baby food, sughi pronti e preparati, coprono un ulteriore 7,5%, seguite dalla categoria “altro alimentare”, dove rientrano prodotti come marmellate, creme spalmabili, miele e spezie, con una quota dell’1,8%.
Il fascino del vetro nella cosmetica
Fuori dal perimetro alimentare, il settore cosmetico si distingue per una presenza significativa, pari al 2,7%. Qui il vetro è sinonimo di prestigio e qualità percepita, impiegato soprattutto nella profumeria alcolica e, sempre più spesso, nel packaging di creme e prodotti skincare di fascia alta. Il materiale garantisce eleganza, protezione e riciclabilità, valori sempre più apprezzati anche dal consumatore moderno, il settore cosmetico da solo rappresenta l’1,9% dell’utilizzo.
La produzione di bottiglie
Nel 2024 ha rappresentato l’85,7% del comparto imballaggi in vetro vuoti registrando un calo del 5,1% rispetto al 2023. Anche le importazioni risultano in calo con un -8,5%, così come le esportazioni che chiudono il 2024 con -7,2% rispetto all’anno precedente, il consumo apparente (che non tiene conto del movimento scorte) risulta calare del 5,6%.
Il 70,4% delle bottiglie prodotte sono state destinate al mercato delle bevande alcoliche, in leggerissimo calo rispetto al 2023. La share destinata all’area bevande analcoliche, compreso il latte nel 2024 rappresenta il 14,4% circa del comparto, è proprio in questa area che si registra una tendenza pro-vetro, sia per i soft drinks che per il mondo latte.
Il 10,5% è la quota relativa al settore derivati del pomodoro (passate e ketchup), ed infine il 4,7% delle bottiglie è stato destinato all’area dei condimenti.
Per quanto concerne l’utilizzo delle bottiglie in vetro, quindi effettivamente riempite e messe sul mercato, per il 2024 si stima un quantitativo di oltre 4.440 tonn/000, in crescita rispetto al 2023 in netto contrasto con l’andamento della produzione, molto probabilmente si è ricorso all’utilizzo di scorte d magazzino.
La produzione di vasi in vetro
(imballaggi vuoti ancora da riempire) rappresenta l’8,7% della produzione totale di imballaggi in vetro e, nel 2024, ha registrato un sorprendente aumento del 24,6%. Sono cresciute sia le importazioni (+17,4%) sia le esportazioni (+40%), anche se la maggior parte della produzione resta destinata al mercato interno. L’utilizzo dei vasi in vetro nel 2024 è rimasto sostanzialmente stabile, con una lieve crescita dello 0,4% rispetto all’anno precedente, raggiungendo circa 476.000 tonnellate.
La segmentazione di questo comparto si articola in diverse tipologie di prodotti. L’ambito più rappresentativo è quello delle conserve vegetali e dei sughi pronti, che nel 2024 hanno costituito il 59,6% del totale. Nella categoria “altro alimentare”, che detiene una quota del 16,9%, rientrano prodotti come frutta sciroppata, olive, mais, spezie, marmellate, creme spalmabili, yogurt e altri.
Le salse rappresentano il 7,3% dei vasi utilizzati, seguite dal settore del baby food (prodotti omogeneizzati) con il 5,1%. Il comparto delle conserve ittiche (tonno, filetti di acciughe, sgombri, ecc.) copre il 4,7%, mentre i derivati del pomodoro rappresentano il 3,6%. Il restante 2,8% è destinato al mercato non alimentare, che comprende principalmente i settori cosmetico e farmaceutico.
La flaconeria
Sempre riferita agli imballaggi vuoti, nel 2024 ha rappresentato il 4,8% del comparto registrando un calo pari al -10,7%. Andamenti negativi anche per il commercio estero, -12,4% per le importazioni e -13,3 per le esportazioni.
Nel 2024 la segmentazione per settori di impiego di questo comparto vede un 67,8% destinato al settore cosmetico ed un 30,2% a quello farmaceutico; il restante 2% si riferisce alla voce altri settori di utilizzo, prevalentemente nell’ambito della chimica (pitture, colle).
Per quanto riguarda il vetro tubo, (il restante 0,7% degli imballaggi in vetro) il suo utilizzato si ripartisce in maniera ormai stabile per l’85% nel settore farmaceutico e il 15% si suddivide tra cosmetica e altri utilizzi. L’area registra una crescita produttiva pari al +30,7%.







