Report sullo stato dell’imballaggio

Osservatorio quadrimestrale aggiornato a ottobre 2025. Andamento delle principali aree dell’industria manifatturiera e conseguente evoluzione del comparto imballaggi a cura dell’Istituto Italiano Imballaggio.

Report Iascone

Barbara Iascone

Nel 2025 la manifattura italiana sta vivendo una fase di cauta ripresa dopo un biennio difficile. I primi mesi dell’anno hanno mostrato un miglioramento rispetto al 2024: la produzione industriale è tornata a crescere lievemente e il fatturato complessivo del comparto ha superato i 1.140 miliardi di euro, con un incremento di circa l’1,8% a prezzi correnti.
Il comparto Alimenti e bevande mostra solidità e capacità di adattamento e mostra segnali evidenti di ripresa sia grazie alla domanda interna che all’interessamento estero per il made in Italy, il settore dovrebbe raggiungere nel 2025 un +2,1%.
A trascinare il comparto è la ripresa delle esportazioni, i primi dati ci mostrano che sono proprio loro a trainare il settore con una crescita, primi 7 mesi dell’anno, del +6%, gli Stati Uniti risultano essere uno dei mercati principali. Per quanto riguarda i consumi interni le dinamiche ci mostrano da una parte un rallentamento nei consumi fuori casa, dall’altro una crescita per quello che concerne la grande distribuzione; la spesa delle famiglie per questo comparto è aumentato del 3,8%.

Il settore delle bevande risente particolarmente della contrazione dei consumi fuori casa, anche qui però si registra una leggera crescita nella grande distribuzione specie per le bevande analcoliche che nel primo semestre hanno registrato un +2,8% nella GDO; nel complesso il settore dovrebbe registrare un andamento stabile compensando le tendenze negative dei primi mesi dell’anno con una leggera ripresa nel periodo estivo.
Ottime le performance del settore Farmaceutico che registra un +4,7% tendenziale sostenuto principalmente dalle vendite online e dalle esportazioni.
Il settore Cosmetico continua la sua tendenza positiva confermando un +5,1% atteso per il 2025; a trascinare la produzione italiana è il commercio estero che con il suo 49% di rappresentatività dovrebbe chiudere il 2025 con una crescita pari al +7%. Anche la produzione destinata al mercato interno registrerà un andamento positivo a fine 2025 assestandosi su un +3,3%.

Il settore degli imballaggi

I dati consuntivi 2024 (da Imballaggio in cifre ed. 2025) mostrano come il settore del packaging abbia avuto un peso significativo sull’economia nazionale, contribuendo per il 3,3% al fatturato dell’industria manifatturiera e per l’1,7% al PIL. La produzione complessiva, inclusi i sacchi RSU, ha raggiunto 17.258.000 tonnellate, in aumento del +1,1% su base annua. Tuttavia, al rialzo dei volumi non è corrisposto un incremento del valore: il fatturato, infatti, si è attestato a 37.961 milioni di euro, in calo del -1,2% rispetto al 2023.
Questo disallineamento tra produzione in crescita e fatturato in flessione riflette un tipico scenario di compressione dei prezzi. Le cause sono riconducibili, da un lato, al calo dei prezzi delle materie prime che ha determinato una riduzione dei listini di vendita; dall’altro, alla forte pressione competitiva che caratterizza il settore. I clienti, approfittando del contesto di costi più bassi a monte, hanno richiesto ribassi, costringendo i produttori ad assorbire parte della riduzione dei margini pur mantenendo elevati i livelli produttivi.
Sul fronte del commercio estero, il saldo rimane negativo: le importazioni hanno superato le esportazioni per un totale di 171.100 tonnellate, con un incremento delle importazioni di circa 46.000 tonnellate rispetto al 2023, in aumento del +37%. Le importazioni hanno raggiunto 2.891.000 tonnellate (+3,4%), mentre le esportazioni si sono fermate a 2.720.000 tonnellate (+1,8%). Questo peggioramento evidenzia la crescente dipendenza dall’estero e la difficoltà dell’industria italiana del packaging a recuperare competitività internazionale, nonostante la solidità della domanda interna.
L’epoca in cui le esportazioni superavano ampiamente le importazioni sembra ormai conclusa. Le multinazionali del packaging hanno infatti progressivamente spostato la produzione verso aree geografiche con strutture di costo più competitive, una tendenza in atto già da diversi anni.
Questa dinamica ha determinato una crescita costante delle importazioni, a scapito della produzione nazionale e, soprattutto, della capacità di espansione delle nostre esportazioni. Dal 2007 a oggi, le importazioni hanno registrato un tasso di crescita medio annuo del +4,7%, mentre le esportazioni sono rimaste sostanzialmente stabili, con un incremento medio annuo limitato al +0,2%.
In sintesi, il 2024 per il settore italiano degli imballaggi è stato caratterizzato da una dinamica volumi in crescita ma valori in calo, riflesso di un contesto di prezzi in riduzione e margini sotto pressione. La sfida principale rimane quella di coniugare competitività con sostenibilità economica, in un mercato sempre più globalizzato e sensibile alle oscillazioni dei costi delle materie prime.

Ipotesi evolutive

Secondo le prime analisi relative al 2025, il settore degli imballaggi conferma la tendenza positiva già registrata nel corso del 2024, con una crescita stimata dell’1% rispetto all’anno precedente. Anche il fatturato dovrebbe registrare una ripresa con un andamento tendenziale positivo che si assesterà intorno al +1,3%. Analizzando il primo semestre del 2025, il commercio estero dovrebbe chiudere con un +2,9% per le esportazioni ed un +2% per le importazioni; il saldo commerciale rimane negativo ma dovrebbe calare del 17% circa rispetto al 2024.
Le prospettive per il periodo successivo appaiono altrettanto favorevoli, seppur caratterizzate da un ritmo di espansione moderato: tra il 2024 e il 2028, infatti, si prevede un tasso di crescita medio annuo pari all’1,2%. Tali dati delineano uno scenario di consolidamento per il comparto, che sembra avviato verso una fase di sviluppo costante e sostenuto nel medio termine.

L’economia italiana ai raggi X

Nei primi mesi del 2025 l’economia italiana ha mostrato una crescita moderata ma stabile, segno di una ripresa che, pur non essendo brillante, si sta consolidando dopo un biennio complesso. Secondo i dati diffusi dall’Istat, nel primo trimestre dell’anno il PIL è aumentato del +0,3% rispetto al trimestre precedente e del +0,7% su base annua. Si tratta di un ritmo contenuto, ma sufficiente a mantenere un segno positivo in un contesto europeo ancora incerto, condizionato da una domanda esterna debole e da politiche monetarie ancora restrittive.
A sostenere questa dinamica è stata soprattutto la domanda interna: i consumi delle famiglie, pur frenati da un potere d’acquisto ancora in recupero, hanno mostrato segnali di tenuta, mentre gli investimenti fissi lordi hanno continuato a crescere, sostenuti in parte dagli incentivi del PNRR e dalle prospettive di ammodernamento tecnologico e infrastrutturale. L’export, invece, ha mostrato andamenti più discontinui, risentendo del rallentamento di alcuni mercati europei e asiatici.
Sul fronte dei prezzi, l’inflazione ha continuato la sua discesa, tornando su livelli vicini al 2%. A maggio 2025, infatti, l’indice dei prezzi al consumo si attestava intorno al 1,7% su base annua, segnando un netto rallentamento rispetto ai picchi del biennio precedente.
Il mercato del lavoro ha offerto ulteriori motivi di cauto ottimismo. Il tasso di disoccupazione è sceso intorno al 5,9%, il valore più basso degli ultimi anni, grazie all’aumento dell’occupazione complessiva e al progressivo assorbimento di forza lavoro, in particolare tra le fasce adulte.
Nel complesso, la prima metà del 2025 consegna l’immagine di un Paese in una fase di “stabilità prudente”: l’economia cresce lentamente, ma non si ferma; i prezzi si normalizzano; l’occupazione tiene. Le sfide restano però significative: rilanciare la produttività, sostenere i salari reali, favorire l’occupazione giovanile e gestire in modo sostenibile l’elevato debito pubblico.
Le previsioni per il resto dell’anno, formulate da diversi istituti di ricerca, indicano una crescita complessiva del PIL tra lo 0,5% e lo 0,6%, con un’inflazione media intorno al 2%. Non si tratta di cifre esaltanti, ma delineano un quadro di progressiva normalizzazione dopo anni di forti turbolenze. In un contesto globale ancora fragile, la continuità – più che la velocità – rappresenta, per ora, il principale punto di forza dell’economia italiana.

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