Sostenibilità e packaging a contatto con gli alimenti: un binomio possibile?
Tra normativa, innovazione tecnologica e ricerca scientifica, la comunità del food contact in convegno a Baveno
Sostenibilità e packaging sono parole chiave del mondo dell’imballaggio. Due temi che hanno visto un’evoluzione del proprio ruolo nel corso degli anni, dove sicurezza alimentare, spreco e attenzione all’ambiente hanno visto una transizione non sempre complementare, evidenziando una tendenza alla radicalizzazione delle componenti green che tende a semplificare un tema estremamente complesso. Ed è proprio di questa complessità che ha discusso la comunità professionale di AIBO FCE – associazione italiana business operator food contact expert – che si è riunita a Baveno, sul Lago Maggiore per l’assemblea annuale. Un momento di aggiornamento tecnico di alto profilo proposto da Packaging Meeting di cui parla il presidente, Ciro Sinagra, Senior Advisor R&D di Laminazione Sottile Group, che con ItaliaImballaggio fa il punto sul settore e sull'associazione, auspicando una relazione sempre più forte tra ricerca e impresa.

Un evento importante e molto partecipato, ci racconta dell’associazione e degli obiettivi della vostra comunità professionale?
“Il XIII convegno nazionale food contact expert mostra una Aibo in forte crescita”, esordisce Sinagra. “Le 36 persone riunite in origine sono oggi 288 soci attivi, professionisti e consulenti che lavorano nelle aziende attive nel mercato del packaging, alla costante ricerca di consulenza su un tema centrale per la salute, la qualità del cibo, lo spreco alimentare e quindi la sostenibilità. Il convegno vede la partecipazione di 170 esperti, che hanno affrontato temi che spaziano dalle normative nazionali ed europee ai nuovi materiali innovativi, dal riciclo alla necessità di trovare un punto di raccordo tra sostenibilità e regolamentazione. Se guardiamo al PPWR e al food contact, infatti, troviamo due rette parallele che non sempre si avvicinano, per quanto assolutamente necessario. Pensiamo alla centralità di monouso, riuso e riciclato, temi green spesso in conflitto con la necessità di proteggere l’alimento e con esso la salute del consumatore”.
Il food contact è strategico, per la complessità del tema e le sfide che impone. Quali sono le prospettive del settore?
“Ogni persona consuma mediamente 700 kg di cibo all’anno, utilizzando a vario titolo 150 metri quadrati di imballaggi, l’equivalente di un campo da volley. Si tratta di superfici a contatto con gli alimenti che impongono un costante monitoraggio sulla migrazione tra packaging e cibo. Un aspetto che richiede attenzione alle normative e il consolidamento, quando non ampliamento, delle professionalità, chiamate a occuparsi di conformità con le normative, sicurezza alimentare e qualità: il ruolo di AIBO. I nostri soci spaziano dai produttori di materiali all’industria alimentare, dai tossicologi ai consulenti di cui le aziende hanno bisogno per la piena compliance alla normativa nazionale ed europea. La nostra è un’associazione ricca e molto partecipata, con competenze avanzate espresse da persone che in azienda svolgono un ruolo strategico per la food safety, la shelf life e la sostenibilità. Quest’ultima in particolare, vede nel riciclo un tema centrale per l’ambiente, dove però l’impatto della sicurezza alimentare su salute e benessere dei consumatori deve prevalere. Giusto quindi dare una seconda vita al packaging, ma mantenendo al centro la sicurezza. Interessante notare che l’associazione sta vivendo una costante rigenerazione dovuta all’ingresso di giovani professionalità, che entrano in associazione mettendo in campo un ricambio generazionale che stiamo favorendo come associazione e come professionisti di lungo corso del settore”.
Il PPWR spinge per una crescente presenza di riciclato, con una serie di problematiche ancora in via di risoluzione tra macchinabilità e sicurezza alimentare: che evoluzioni vede?
“Se pensiamo ai materiali riciclati, test specifici hanno dimostrato come la plastica vergine abbia un impatto neutro sulla genetica umana, cosa che non avviene con le soluzioni riciclate, su cui sono stati talvolta rilevati impatti mutageni. Un tema che condividiamo con il settore sanitario e farmaceutico. Il food packaging ha infatti delle implicazioni sulla sicurezza alimentare che devono prevalere rispetto alla sostenibilità, aprendo così a una riflessione sulla necessità di riequilibrare il ruolo di riciclo e riuso e in generale delle soluzioni sostenibili. In sintesi, serve, riciclare ma in sicurezza”.
Il controllo di filiera del riciclo ha un impatto in questo processo?
“Il riciclo delle plastiche, specialmente close loop, è a mio avviso un’utopia. È scientificamente dimostrato che dopo alcuni processi di riciclo, la plastica modifichi le sue caratteristiche fisiche e meccaniche, il peso molecolare, trasformando di fatto le sue caratteristiche meccaniche. Non sarà quindi possibile agire in tempi brevi nelle logiche di close loop per cui dal riciclo di una vaschetta ne derivi una nuova, processo possibile solo con alcuni prodotti e in filiere che riescono a mettere in campo delle strategie specifiche. Un esempio è il PET, pienamente riciclabile se il contenuto lo permette. Una bottiglia d’acqua può quindi tornare ad essere tale, processo impossibile se ha contenuto un prodotto chimico. Un altro esempio virtuoso nella filiera del close loop sono invece l’acciaio e l’Alluminio. Se pensiamo alle lattine in alluminio, infatti, il 75% del prodotto è di origine riciclata. In questo contesto il close loop è quindi realtà perché raccolta e filiera sono in grado di garantire la qualità del prodotto finito. I metalli, a differenza dei polimeri, non perdono le loro caratteristiche chimico-fisiche e meccaniche perché appartengono all’universo della chimica inorganica. Nel mondo della chimica organica invece è difficile immaginare un close loop, mentre è possibile pensare a un processo di riciclo che porti alla produzione di materia prima seconda, con destinazioni diverse da quelle di origine. Pensiamo ai campi da calcio, oppure alle chiusure in edilizia, dove la plastica riciclata può svolgere un ruolo importante, proseguendo il suo percorso funzionale anche dopo diverse fasi di riciclo. Sono queste le applicazioni con cui è possibile dare una seconda vita ai materiali polimerici misti non separati o al packaging flessibile, costituito da più strati di materiali difficili da separare”.
Quali sono le soluzioni tecniche oggi disponibili per rispondere alle richieste della normativa?
“La soluzione risiede nel riciclo chimico, che riporta il materiale alla singola molecola e permette di produrre una materia prima seconda rinnovata e perfettamente sicura, ancorché riciclata. Questo è sicuramente uno dei temi dirimenti del convegno, che guarda alla produzione di packaging privi di sostanze pericolose. Va sottolineato che con lo sviluppo tecnico e le nuove conoscenze, assenti negli anni ’60 quando la plastica divenne protagonista del mercato, è oggi possibile rilevare quantità infinitesimali, nell’ordine di parti per miliardo. La tendenza alla sostenibilità vista in chiave quasi ideologica si inserisce in un contesto dove l’Europa incide per il 4% sull’inquinamento globale, pur imponendo normative molto stringenti che rappresentano una contraddizione evidente. Vengono infatti promulgate leggi che ne fanno la paladina mondiale della sostenibilità, tema etico fondamentale per le presenti e future generazioni, anche se si ignora che le fonti di inquinamento sono svariate e spesso non adeguatamente monitorate su scala globale”.
Quindi cosa pensa dell’iper-regolamentazione messa in campo dall’Unione Europea?
“Abbiamo superato un periodo dove la speculazione ideologica ha prevalso, con scelte non sempre ragionevoli. Serve infatti conciliare la sostenibilità ambientale con quella economica e sociale che includono la competitività delle imprese e la salute dei cittadini. Questo non deve avvenire eludendo la sostenibilità, ma guidando l’azione con solidi processi di ricerca scientifica, la sola in grado di trovare soluzioni innovative che vadano oltre la ripetitività delle consuetudini. Servono quindi R&D e pensiero laterale libero da estremizzazioni, alzando le aspettative verso l’innovazione: la chiave che darà nuovi materiali, meno impattanti, nuovi coating, che solo il processo di R&D può fare emergere o scoprire. Sono infatti convinto che serva guardare alla natura, fonte inesauribile di soluzioni innovative anche nel packaging dei propri prodotti, come ad esempio, la frutta. Ma una cosa è certa, se vogliamo la sostenibilità domani, dobbiamo fare scelte innovative oggi”.

Prossimi appuntamenti
International Conference on Food Contact Compliance: XII edizione
Baveno 30 settembre, 1-2 ottobre
Info: [email protected]







