June 2003





Valerie Bernard: lo Yin del packaging cosmetico
Valerie Bernard: the Yin of cosmetic packaging

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Cosmesi: la fiera e il settore
Cosmetics: the fair and the sector

Il latte e la nuova Europa
Milk and the new Europe


News

Cosmesi: la fiera e il settore
Nonostante la prevedibile flessione di visitatori stranieri, la fiera bolognese della bellezza ha chiuso la 36° edizione con ottimismo. Perché Cosmoprof è sempre Cosmoprof, e perché il comparto “resiste” validamente: dati e previsioni da Unipro. E.P.

Come prevedibile, la difficile situazione internazionale ha condizionato anche l’afflusso di visitatori alla più importante fiera mondiale della bellezza, che quest’anno si è svolta quasi in contemporanea con Ipack-Ima (il che, ovviamente, ha creato difficoltà agli espositori del settore packaging) e che inoltre soffre da tempo per le carenze strutturali del quartiere espositivo bolognese.
Il calo di presenze ha riguardato, in realtà, solo gli operatori provenienti dall’estero (23.328 contro i 28.212 del 2002), mentre dall’Italia il numero di visitatori è rimasto inalterato (101.681), dando luogo a un numero complessivo di 125.009 ingressi.
Inoltre l’industria non ha mancato l’appuntamento, presentano una grande quantità di nuovi prodotti in tutti i segmenti rappresentati, e offrendo dunque molti motivi di interesse. Si segnala, piuttosto, l’impegno ufficiale di Sogecos - che organizza la fiera bolognese e le ormai numerose “costole” all’estero - a migliorare ulteriormente il servizio agli espositori. Si punta, in particolare, già a partire dal prossimo anno, a "ridimensionare gli spazi espositivi per facilitare e rendere più fluida la visita, oltre a migliorare ambientazioni e arredi dei singoli padiglioni", in attesa che sia disponibile, nel 2005, il nuovo padiglione di oltre 20.000 m2 che sostituirà le attuali strutture esterne provvisorie.

Il bilancio da Unipro
La conferenza di inaugurazione rappresenta un momento certo di interesse della fiera ed è ormai da tempo occasione per dichiarare il consuntivo del settore.
Alberto Donati, nel ruolo di presidente dell’associazione di categoria Unipro (peraltro riconfermato nel suo ruolo per il prossimo triennio), ha ufficializzato e commentato le cifre principali del bilancio 2002, sottolineando come - nonostante l’evidente rallentamento della crescita - l’industria della bellezza “tenga”. Il valore dei consumi, infatti, è aumentato di oltre l’1% - dopo lo sviluppo a due cifre degli anni passati - il che appare ancor più positivo se comparato ai veri e propri tonfi patiti in altri settori consumer (moda in testa).
Quanto ai canali di vendita, vediamo che la grande distribuzione non ha esaurito lo slancio (+8,3%), in particolare per i prodotti per capelli, viso e corpo, nonché profumeria alcolica. Ma una grande vivacità si registra anche nell’erboristeria (+11,4%), nei saloni di acconciatura per donna e uomo (+4 e +3,6%), nella farmacia (+ 3,5%), nell’estetica professionale (+3%).
Dati che confermano, dunque, tendenze già note, a cui fanno da contrappunto (e neppure questo stupisce) i ribassi delle vendite porta a porta (-3,7%) e profumeria (-4%). Inevitabile, al riguardo, il richiamo del presidente alla ridefinizione del mercato, con la riduzione del numero di attori e il parallelo aumento di dimensione media, oltre che l’appello alla necessità di una ridefinizione del ruolo di questa tipologia di esercizio.
Confermata anche la composizione del mercato per canali (i prodotti per capelli si vendono nella GD e dal parrucchiere, il dentifricio in farmacia, il profumo in profumeria…), Donati sottolinea altri due dati importanti.
Innanzitutto, l’export continua a crescere, anche se con ritmi meno impetuosi rispetto all’anno scorso e il saldo attivo della bilancia commerciale rimane il più alto di tutta la chimica fine. In secondo luogo, il settore conosce un andamento ciclico, con pause di riflessione nei periodi storicamente “complicati”, sempre seguiti da riprese significative. Il che fa ben sperare, e viene infatti già confermato dai primi dati disponibili sull’anno in corso.

Le previsioni per il 2003
Lo scorso marzo, il Centro Studi e Cultura d’Impresa di Unipro ha reso pubbliche alcune prime informazioni sui trend dei primi due trimestri 2003, pur con tutte le cautele generate dall’incertezza degli scenari internazionali. In sintesi, queste sono le previsioni.
Quest’anno i trend di crescita non dovrebbero discostarsi di molto da quelli del 2002 (+2,1%), con un leggero incremento delle esportazioni (+3,1%) e una ripresa dei canali tradizionali (+1,7%). Si prospetta invece un rallentamento nella crescita di fatturato nei canali professionali (+3,2%).
A fronte di un andamento più riflessivo dei prezzi di vendita (+2,5% in luogo del precedente +3,4%), assistiamo a una lieve ripresa dei livelli di produzione (+3,3%), magari con qualche sacrificio sui margini operativi.
Osando un’ipotesi, dunque, il Centro Studi ipotizza una crescita media nel primo semestre di poco oltre l’1,5%, con una marginale ripresa del mercato domestico (+0,9% medio) e un più dinamico andamento dei fatturati sui mercati esteri (+4%).
Ecco i principali indicatori esaminati.
Per la prima volta, le imprese intervistate prevedono una diminuzione dell’occupazione (7,2%), a fronte di investimenti in macchinari e impianti sostenuti (oltre il 90% delle imprese contattate prevede una sostanziale crescita) e un andamento costante di quelli in manutenzione. Segno di generale ottimismo anche il grado di utilizzo degli impianti, indice della flessibilità produttiva: solo il 5,1% degli intervistati prevede una diminuzione, mentre quasi il 35% segnala un aumento.



Cosmetics: the fair and the sector
Despite the predictable drop in foreign visitors, the Bologna Beauty Fair ends on an optimistic note. Because Cosmoprof is always Cosmoprof and because the sector stoutly “resists”: data and forecasts by Unipro. E.P.

As foreseen, the difficult international situation has also had an impact on the stream of visitors to this most important international beauty fair, which almost coincided this year with Ipack-Ima (obviously creating problems for exhibitors in the packaging sector) and which has, moreover, for some time had to endure the structural flaws of the Bolognese exhibition space.
The drop in visitors actually only regarded foreigners (23,328 against the 28,212 of 2002), while the number of visitors from Italy remained the same (101,681), making a total of 125,009 entrances. Moreover, industry was also a strong presence introducing an enormous quantity of new products in all segments and stirring up a great deal of interest.
We especially note the promise made by Sogecos - which organises the Bologna fair and its now numerous offshoots abroad - to further improve the service for the exhibitors. The emphasis, from next year on, is on “reducing exhibition space to guarantee a greater and smoother stream of visitors and improving the locales and furnishings of the individual pavilions” in view of the new pavilion measuring over 20,000 m2 which will be ready in 2005 and which will replace the current temporary external structures.

The balance from Unipro
The launch conference, a focus of interest, has long represented an opportunity for presenting the sector’s final balance. Alberto Donati, as president of Unipro, the association which represents the entire category, made the principal figures of the 2002 balance official and commented upon them, underlining how - notwithstanding the evident slowdown of growth - the beauty industry “is holding out”. Consumption has, in fact, increased by over 1% - after the growth expressed in double figures of past years - which appears even more positive if compared to the nosedives we have seen in other consumer sectors (fashion first and foremost). As for sales channels, we see that large scale distribution continues to surge (+8.3%), in particular regarding hair, face and body products, as well as alcohol based perfumes. But there has also been a great deal of verve in herbalist shops (+11.4%), hairdressing salons for men and women (+4 and +3.6%), pharmacies (+3.5%), professional beautician’s (+3%). This data confirms already noted trends and counterpoints (unsurprisingly) the drop in door to door sales (-3.7%) and perfumeries (-4%). It was inevitable that the president should call for a redefinition of the market, reducing the number of operators and the corresponding increase of medium size distribution, as well as appealing for the necessary redefinition of the role of this business typology (see the previous article dedicated to the latest Cosmoprof Beauty Observatory). That the market is structured by channels was also confirmed (hair products are sold in large scale distribution and at the hairdressers, toothpaste in the chemist’s, perfume in perfumeries…), Donati emphasises two other important pieces of data. Above all that export continues to grow, though less vigorously compared to last year, making the credit in the trade balance the highest of the whole of fine chemistry. In the second place, the sector makes cyclical progress, with pauses for reflection in historically “difficult ” periods, always followed by significant upturns. This is cause for optimism, encouraged by the first data available on the year in progress.

Forecast for 2003
Last March, the Unipro Centre of Business Study and Culture publicised some initial information on the trends of the first two quarters of 2003, though with some circumspection generated by the uncertainty of international scenarios. In brief, these are the forecasts. This year the growth trends should not differ widely from those of 2002 (+2.1%) with a slight increase in exports (+3.1%) and an upturn in traditional channels (+1.7%). On the other hand, there appears to be a slowdown in the growth of turnover in professional channels (+3.2%). Compared with a slower increase in sales prices (+2.5% instead of the previous +3.4%), we are seeing a slight upturn in production levels (+3.3%), perhaps with some sacrifice in operating margins.
Hazarding a guess, therefore, the Centre hypothesises a medium growth trend in the first half of the year of slightly over 1.5%, with a marginal upturn of the domestic market (+0.9% average) and a more dynamic turnover trend in foreign markets (+4%).
Here are the principal indicators examined. For the first time, businesses interviewed foresee a decrease in occupation (7.2%) compared with investments in machinery and plants which continue to increase steadily (more than 90% of businesses contacted foresee substantial growth) and a stable trend regarding those under maintenance. A note of general optimism is also due to the degree of plant use, index of productive flexibility: only 5.1% of the interviewees foresee a decrease while almost 35% envisage an increase.



Accademia del Profumo: i premi
L’assegnazione dei premi Accademia del Profumo quest’anno si è svolta a Palazzo Re Enzo, nella medievale Piazza Maggiore, simbolo e cuore di Bologna. Festeggiati in una cornice degna dell’occasione i vincitori: nella categoria dei prodotti femminili, Sensi di Giorgio Armani è stato insignito del premio alla fragranza mentre Roberto Cavalli si è aggiudicato la palma per la comunicazione e il packaging.
Fra i maschili, i più votati sono invece stati Armanimania di Giorgio Armani per la fragranza, Givenchy pour homme per il packaging e Lacoste pour homme per la comunicazione.

Perfume Academy prize winners
The Perfume Academy prize giving ceremony was held this year at Palazzo Re Enzo, in the mediaeval Piazza Maggiore, symbol and heart of Bologna. Celebrated in a setting worthy of the occasion the winners were: in the female product category, Sensi by Giorgio Armani was bestowed with the prize for best fragrance while Roberto Cavalli carried off the palm for advertising and packaging. As for male perfumes, Giorgio Armani’s Armanimania received the most votes for fragrance, Givenchy pour homme for packaging and Lacoste pour homme for advertising.





Il latte e la nuova Europa
Il prossimo ingresso nell’Unione Europea di Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Slovenia, Malta e Cipro non solo porta in dote 75 milioni di potenziali consumatori di prodotti alimentari, ma anche un’agricoltura forte di 4 milioni di lavoratori e 38 milioni di ettari coltivati. Numeri di grande rilievo, che pongono due nuove sfide: la prima riguarda la gestione delle risorse finanziarie (sia la Pac, sia i Fondi Strutturali), la seconda concerne la ricerca di nuovi equilibri politici e produttivi.
A tal proposito, sintetizziamo liberamente le opinioni espresse da Paolo de Castro, docente di Economia Politica Agraria presso l’Università di Bologna, e riportate nel numero 8 di L’Attendibile, newsletter di Assolatte.
Fondi per il comparto - La prospettiva della politica agricola europea è destinata a cambiare, alla luce degli accordi dello scorso 25 ottobre che hanno anticipato la definizione della prospettiva finanziaria, con il congelamento della spesa Pac al livello del 2006, pari a poco più di 41 miliardi di Euro. Nel periodo 2007-2013 la spesa dovrà essere mantenuta al di sotto di tale livello, maggiorato dell’1% annuo; gli effetti del’accordo raggiunto, insomma, si avvertiranno nel 2013, con un taglio di circa 3-4 miliardi di Euro. I 10 nuovi membri, come è stato ribadito a Bruxelles, dal 2004 avranno accesso progressivo agli aiuti diretti, fino ad arrivare a regime nel 2013 con lo stesso livello di aiuti applicabile, in tale data, ai 15 Paesi dell’Unione attuale.
L’ora delle scelte - È facile ipotizzare che l’ingresso di queste nazioni, inoltre, amplierà il fronte dei contrari all’eliminazione delle quote latte. D’altro canto, i maggiori vincoli finanziari fanno oggi ritenere molto improbabili scenari di eliminazione tout court, in quanto non sarebbe possibile compensare in modo adeguato i redditi, e ancora meno intervenire mediante restrizioni all’import: gli impegni in seno al WTO impongono, infatti, all’Europa ulteriori passi nella direzione opposta. In questo quadro, l’Italia dovrà soppesare con attenzione le proprie scelte, in una coerente politica di sviluppo dell’intera filiera.



Milk and the new Europe
The coming entry into the EU of Estonia, Latvia, Lithuania, Poland, the Czech Republic, Slovakia, Hungary, Slovenia, Malta and Cyprus not only brings a dowry of 75 million potential consumers of food products, but also agriculture with 4 million workers and 38 million hectares of cultivation. Big figures that set two new challenges: the first concerns the management of financial resources (both the community agricultural policy, as well as the structural funds), the second concerns the quest for new political and productive equilibriums. On this count, we freely sum up the opinions expressed by Paolo de Castro, lecturer of Agrarian Policies and Economy at the University of Bologna, and published in issue 8 of Assolatte’s dependable newsletter.
Funds for the sector - The prospects for the European agricultural policy are liable to change, in the light of the agreement of last 25 October that anticipated the definition of the financial prospects, with the freezing of the Communal Agricultural Policy at the level of 2006, standing at a little more than 41 billion Euros. In the period 2007 to 2013 expenditure is to be kept below this level, with an increase of 1% per year; that is the effects of the agreement reached will be felt in 2013, with a cut of around 3-4 billion Euro. As has been underlined at Brussels the ten new members will have progressive access to direct funds, up to attaining the full rate in 2013 with the same level of funding applicable in that date to the current 15 countries of the Union.
The time for choice - It is easy to imagine that the entry of these nations will broaden the front of those opposed to eliminating the milk quotas. As well as that, the greater financial limitations make any prospect of a total elimination highly improbable, inasmuch as it would not be possible to adequately compensate the incomes concerned, and even less act by restrictions on imports: the commitments taken under WTO in fact force Europe to head in the other direction. In this picture Italy will have to carefully weigh up her choices, this within a coherent policy aimed at developing the entire sector.