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Per un workflow strutturato
JOB DEFINITION FORMAT Ad agevolare la gestione del flusso di lavoro legato alla creazione di etichette e imballaggi (ma non solo) è JDF, un formato di definizione del lavoro in grado di “far passare” le informazioni necessarie lungo tutti gli anelli della catena produttiva. Lieven Plettinck

Chi lavora nel mondo del converting lo sa bene: una delle parole-chiave nel processo di creazione di un imballaggio è “velocità”. Arrivare sul mercato con una nuova referenza in modo rapido e tempestivo è un elemento essenziale per il successo di un lancio. E se i cicli di sviluppo di un prodotto possono protrarsi per mesi e anni, quelli della relativa confezione si misurano in settimane, se non addirittura in giorni. Questo vuol dire che il progetto di un nuovo imballaggio deve essere completato nel minor tempo possibile. Ora, i flussi di lavoro nella creazione del packaging sono articolati in due attività principali: da una parte quelle legate alla grafica e alla stampa, dall’altra quelle connesse all’aspetto strutturale e - nel caso in un imballo di cartoncino - alla fustellatura. Si tratta dunque di due flussi di lavoro in parte distinti che - a un certo punto - devono ricongiungersi in un workflow unico, nel modo più rapido possibile e con un margine di errore minimo. Così tutti gli attori che compongono la filiera produttiva (dai produttori dei beni di consumo agli studi di progettazione, dalla prestampa al converting) vorrebbero poter seguire il processo nella sua globalità, appunto per evitare ogni possibilità di errore. Un sistema di gestione del workflow “ideale” dovrebbe quindi fornire loro informazioni sullo stato generale del processo, agevolando il rispetto delle scadenze e consentendo - se necessario - di riprogrammare le priorità nelle varie operazioni. Il tutto evitando il più possibile il ricorso a interventi manuali.
Non va inoltre dimenticato che, a fronte della crescente quantità di informazioni da raccogliere, analizzare e valutare, i professionisti delle arti grafiche impiegano oggi più tempo a preparare i lavori e gestirne i relativi dati di quanto non ne impieghino per la produzione vera e propria. Un’efficace soluzione alle problematiche sopra accennate potrebbe venire dall’adozione dello standard JDF.

Che cos'è JDF?
Controllato dal Comitato Internazionale per l’Integrazione dei Processi nella Prestampa (CIP4), organismo che comprende circa 300 tra produttori di sistemi informativi, aziende software, produttori di periferiche e utenti, JDF è un formato di definizione del lavoro (Job Definition Format).
L’acronimo identifica dunque uno standard industriale per la creazione e la gestione delle specifiche dei ticket di lavoro, che consente a RIP, CTP, macchine da stampa, sistemi di finitura e altre attrezzature di "parlare" un linguaggio comune.
I ticket di lavoro JDF possono descrivere un workflow completo o un singolo passo del processo, e le informazioni possono essere trasferite attraverso il Job Messaging Format (JMF), uno standard industriale basato su XML che consente ai macchinari di scambiare informazioni quali lo stato del lavoro, la percentuale di completamento ecc. Il software preposto al monitoraggio e al controllo di questi sistemi è in grado di interfacciarsi a essi senza dover necessariamente conoscere il linguaggio proprietario di ciascun dispositivo.
Inoltre, l’utente non vede JDF come un formato leggibile.
Il codice rimane "dietro le quinte", manipolato dai vari prodotti realizzati dai costruttori - in modo analogo a quanto avviene con il codice PDF, che rimane nascosto dietro Adobe® Acrobat.

Dalla parte del packaging (e delle etichette)
Gran parte del lavoro sul JDF si è focalizzato, in prima istanza, sulla stampa commerciale. Affinché il nuovo standard tenesse conto anche delle esigenze dei converter, in seno al CIP4 è stato dunque costituito un gruppo di lavoro specifico per il packaging e le etichette. L’impegno del gruppo ha portato allo sviluppo di estensioni ad hoc per la creazione di imballaggi ed etichette, recentemente introdotte nelle specifiche del JDF 1.3. Queste comprendono, tra l’altro:
• Definizione delle specifiche dei codici a barre, che permette a un sistema MIS di trasferire alla prestampa la definizione del codice a barre di identificazione del prodotto, senza dover re-immettere i dati relativi.
• Risoluzione di un alto livello di definizione delle ripetizioni (step&repeat), tipiche per esempio nei lavori a cartoncino, dove il reparto CAD crea un layout di fustella che corrisponde a un insieme fisico di attrezzature da montare sulla fustellatrice tradizionale. La ripetizione degli elementi grafici deve essere conforme a questo layout, per garantire che la stampa sia fustellata in modo corretto.
Lo step&repeat costituisce inoltre un aspetto cruciale nella creazione delle etichette, dove gli elementi grafici sono ripetuti secondo una griglia rettangolare, e dove il sistema informativo aziendale può trasferire le istruzioni di ripetizione al reparto prestampa, per effettuare lo step&repeat in modo automatico o semi-automatico.
• Definizione dell'interfaccia verso una fustellatrice tradizionale, in modo che il sistema informativo possa specificare i set di attrezzature richieste da un particolare lavoro. È stata inoltre definita l’interfaccia verso dispositivi di fustellatura digitali, che permette di precisare le linee CAD (ad es. taglio, cordonatura, perforazioni) che devono essere usate dalla fustellatrice.
• Definizione dell'interfaccia verso piega/incollatici, che permette di inviare i dati di setup dal sistema informativo direttamente in macchina.
• Definizione dei supporti, redatta sia per i materiali di cartone ondulato sia per quelli autoadesivi.

JDF in azione
Preimpostando le attrezzature attraverso JDF, gli utilizzatori saranno in grado di ridurre scarti e tempi di avviamento in modo automatico, senza dipendere eccessivamente dall’esperienza dei singoli operatori. Scambiando i dati di gestione via JDF e JMF, sarà dunque possibile pianificare in modo più efficace l'uso dei macchinari, realizzando tra l’altro preventivi basati su stime realistiche dei costi.
E se molto resta ancora da fare per raggiungere l’auspicata connessione di tutti i sistemi del workflow delle arti grafiche in un unico, continuo, flusso JDF - dall'ordine cliente alla consegna - lo standard JDF è già stato implementato con successo da alcune importanti realtà della stampa e del converting. Connect Digital (Bury, UK), specializzata nella stampa flexo, ne è un esempio. L’azienda ha infatti installato BackStage, workflow per packaging JDF realizzato da Esko, collegandolo al sistema informativo aziendale Topax. L’adozione del JDF ha permesso di automatizzare i collegamenti informativi, velocizzare il workflow e ridurre gli errori. Ecco in che modo.
L'instradamento dell'intero lavoro (inserimento dell'ordine, raccolta dati, controllo qualità, produzione delle lastre e spedizione) è determinato e monitorato via Topax, che insieme a BackStage forma un sistema perfettamente integrato per lo scambio dei dati amministrativi e di produzione. Il database comprende informazioni su clienti e contatti, specifiche di macchina da stampa e dettagli legati ai lavori. I supervisori alla produzione creano dei ticket di lavorazione che definiscono una sequenza di processi di attività (come l’importazione e la normalizzazione di un file, la gestione colore, il trapping, l’elaborazione RIP, l'uscita su prova digitale e quella su lastra o pellicola in alta risoluzione) automaticamente applicati al lavoro.
For a structured workflow

JOB DEFINITION FORMAT - JDF facilitates the workflow associated with the creation of packaging and labels, a work definition format capable of passing the necessary information along all the links of the production chain. Lieven Plettinck

Those that work in the converting world know it well: speed is a keyword in the process of creating packaging. Speedily placing a new product on the market at the right time is an essential feature of a product launch. And if the product development cycles may last for months and years, those for packagings are measured in weeks and even in days. This means that the project for a new packaging has to be completed in the shortest time possible. Packaging creation workflows feature two main activities: on the one hand those concerning the graphics and print, on the other those covering structure and - in the case of cardboard packaging - diecutting. These are two workflow that at a certain point have to be recombined in a single workflow, as fast as possible and with minimum error. Thus all the actors that make up the production chain (from the producers of consumer goods to the design studios, from preprint to converting) need to be able to follow the process globally, to in fact avoid any kind of error.
An “ideal” workflow management should hence provide them with information of the general state of the process, making respect of deadlines easier and if need be enabling the reprogramming of the priorities of the various operations. All this avoiding resorting to manual intervention as much as possible.
It should also be remembered that, faced with the growing amount of information that needs to be gathered, analysed and rated, the graphics professionals now take up more time preparing the jobs and managing the relative data than they actually take for production true and proper. An effective solution to the abovementioned problem could come from the adoption of the JDF standard.

So, what is JDF?
The JDF standard is overseen by the International Cooperation for the Integration of Processes in Prepress, Press and Postpress (CIP4), a Swiss organization founded in 2000 that comprises around 300 software companies (workflow systems, design, prepress), device manufacturers (prepress, press, finishing), and users. JDF is a Job Definition Format, an industry standard for end-to-end job ticket specifications, allowing RIPs, imagesetters, presses, finishing and other equipment “speak” a common language. JDF job tickets describe a complete workflow or an individual process step. At some points in the workflow, it is desirable to pass a small snippet of information. It’s delivered via a Job Messaging Format (JMF), an XML industry standard that allows devices to send informations such as job status, percent completed etc. It also allows software that monitors or controls these devices to do so without having to learn each individual device’s proprietary “language”.
The user doesn’t see JDF as a readable format. The code remains “under the hood”, manipulated by various vendor products- just like PDF code remains under the hood of Adobe® Acrobat.

Concerning packaging
(and labels)
Much of the JDF work has been focused on commercial printing.
It is why a Packaging & Labels workgroup was formed: to oversee work on behalf of converters.
The results have already been significant: the group developed packaging and label extensions within the recently introduced
JDF 1.3 spec.
Some of the specifications include:
• Definition of the specification of barcodes, allowing an MIS system to pass the product identification barcode definition to prepress, without re-keying information.
• Resolution of a high level definition of step and repeat, covering those typical for folding cartons, where a die layout has been created by the CAD department to make a physical set of tools for a conventional die cutter. The step and repeat of graphics has to comply with this die layout to ensure that the printed media are diecut correctly; and one more typical for labels, where graphics are stepped and repeated into a rectangular grid, letting an MIS system to pass step and repeat information to prepress for semi- or automated step and repeat routines.
• Definition of the interface to a conventional die cutting device, allowing an MIS system to specify the set of tools to be used for a job. Also, the interface to a digital die cutting device has been defined, allowing the user to specify CAD lines (e.g. cut, crease, perforation) to be used by a digital die cutter.
• Definition of the interface to a folder/gluer device, allowing setup information to be sent from the MIS system to the folder/gluer.
• Media definitions were made for corrugated materials and self-adhesive media.

JDF in action
By presetting equipment using JDF, customers will benefit by reducing waste, device setup times, and relying less on highly skilled device operators.
By exchanging management data using JDF and JMF, there will be better equipment planning and the ability to generate quotes based on realistic cost estimates. And if lot still needs to be done to achieve the wished for connection of all the graphics workflow systems in a single, continuous JDF flow - from the customers’ order up to delivery - that doesn’t mean that JDF doesn’t already exist in practice. Connect Digital in Bury, one of the fastest growing flexographic reproduction specialists in Europe, installed a JDF compliant packaging workflow from Esko to tie into their own MIS system, Topax. JDF support within Esko BackStage allows Connect to automate the links, speed up the workflow and reduce errors. The routing of the entire job is determined and monitored by Topax, from order entry to data collection, quality assurance, platemaking and shipping. Topax and BackStage form an impressively integrated system for production and administrative data exchange. The databases include all the customer and contact details, press specifications and job details. Production supervisors create job tickets that define a sequence of ‘Task’ processes-such as file import and normalization, color management, trapping, RIPping, output to digital proof; and output to high resolution film or plate-automatically applied to the job.