italiaimballaggio



Supplemento al numero
di ItaliaImballaggio
APRILE 2003


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La stampa rotocalco di film flessibili e il problema dei solventi residui
Il "Quaderno", in italiano e inglese, descrive una sperimentazione durata circa 24 mesi, che si è sviluppata in due fasi distinte.
• Prima fase - Valutazione delle soglie di percezione sensoriale di solventi utilizzati per la stampa rotocalco di materiali flessibili, destinati al contatto con alimenti.
• Seconda fase - Valutazione della ritenzione, del rilascio e del conseguente impatto olfattivo dell’acetato di etile in materiali flessibili di diversa composizione.
Autori della ricerca sono Valter Rocchelli, Mara Baronciani e Loredana Tinelli di PDC Srl. Voluta da Giflex (Gruppo Imballaggio Flessibile) e sponsorizzata da BASF Vernici e Inchiostri e SUN Chemical Group, la ricerca è stata resa possibile anche grazie all'impegno di bp europack e del Gruppo di lavoro del comitato tecnico Giflex.
ItaliaImballaggio (Edizioni Dativo) ne ha curato la pubblicazione. Il fascicolo è disponibile presso la sede milanese di Giflex (info@giflex.it).

The rotogravure printing of flexible film and the problem of residual solvents
The "Quaderno" describes the research, lasted for about 24 months and developed in two distinct phases.
• First phase - Evaluation of the thresholds of sensory perception of solvents used in the rotogravure printing of flexible materials intended to come into contact with foodstuffs.
• Second phase - Evaluation of the retention, release, and the consequent olfactory impact of ethyl acetate in flexible materials of various composition.
Authors of the experimentation are Valter Rocchelli, Mara Baronciani and Loredana Tinelli of PDC Srl. Conceived by Giflex (Gruppo Imballaggio Flessibile) and sponsored by BASF Vernici e Inchiostri and SUN Chemical Group, the research was also made possible thanks to the commitment of bp europack and the Giflex technical committee workgroup. ItaliaImballaggio (Edizioni Dativo) has seen to its publication. The paper is available at Giflex’s Milanese headquarters (info@giflex.it).


Del “residuo solvente” nell’imballaggio flessibile stampato in rotocalco… Ovvero di come i risultati di una sperimentazione possano contribuire a definire un quadro più equilibrato di una quanto mai controversa vicenda..



End user e converter dovrebbero conoscere e saper valutare, o meglio "misurare", il potenziale inquinante degli imballaggi per alimenti prodotti, trasformati o utilizzati, sia in riferimento al rischio di danno tossicologico che organolettico. Il problema richiede numerosi approfondimenti dal punto di vista scientifico, per trovare una soluzione tecnico/normativa che, pur nel rispetto della tutela dell’alimento e del consumatore, risponda alle esigenze industriali di applicabilità, rapidità e affidabilità. In tale prospettiva, lo studio condotto da PDC, con il sostegno di Giflex (Gruppo Imballaggi Flessibili) e di due grandi produttori di inchiostri (BASF Vernici e Inchiostri e Sun Chemical Group), per completezza e rigore scientifico, rappresenta un valido esempio di impegno industriale per contribuire alla soluzione normativa del problema dei solventi residui nei materiali di un imballaggio. Risultati e conclusioni del ponderoso lavoro di ricerca, durato due anni, sono state pubblicate e distribuite a cura di Italiaimballaggio, nel corso di un affollato incontro organizzato da Giflex il 6 marzo scorso nell'ambito della manifestazione Ipack-Ima 2003 (Milano). Di seguito riportiamo una sintesi della ricerca.

Un Quaderno per l'etil acetato
I dati emersi dalla ricerca hanno indotto il Comitato Tecnico del Giflex ad alcune considerazioni, in grado di chiarire alcuni fattori da tenere in conto nella valutazione complessiva di questo solvente e del suo impiego.

Alterazioni del gusto
• L’etil acetato è un buon solvente dal punto di vista dell’impatto organolettico, in quanto si dimostra molto meno inquinante di altri solventi utilizzati nei processi di stampa e accoppiamento degli imballaggi flessibili.
• La quantità di etil acetato in grado di provocare alterazioni nel gusto dei prodotti alimentari confezionati (prove di migrazione in acqua e in cioccolato), si colloca su valori di residuo solvente decisamente più elevati dei livelli medi riscontrabili nella produzione abituale di materiali stampati e accoppiati dalle aziende italiane aderenti al Giflex.

Percezione olfattiva
Anche in merito alla soglia di percezione olfattiva dell’acetato di etile, alcuni commenti sono d'obbligo.
• Rispetto ad altri solventi (MEK ed etanolo) impiegati nei processi di stampa, la soglia di percezione dell'odore è sicuramente più elevata; per contro i valori della percezione olfattiva sono largamente inferiori a quelli che, in genere, possono alterare il gusto degli alimenti.
Attenzione, però!
Il semplice gesto di "annusare" la bobina di materiale stampato, avvertendo l’eventuale odore di solvente, non rappresenta una prova scientifica dei possibili effetti negativi sul prodotto confezionato. In altri termini, non può essere considerata in alcun modo un’analisi sensoriale!

Limiti di solvente residuo
È importante dunque correlare i valori di solvente residuo nei materiali di confezionamento per alimenti con la quantità che effettivamente migra, stabilendo quindi il rischio di contaminazione del prodotto imballato. In realtà quanto acetato di etile si libera dal materiale di confezionamento? E quali sono le modalità del rilascio verso l’esterno o verso l’interno della confezione? E poi ancora, esiste una correlazione fra ritenzione di acetato di etile e “odore” del materiale? L’approfondimento di queste problematiche e le analisi eseguite, hanno cosituito il fulcro della seconda parte dello studio. In estrema sintesi, il dato più importante emerso dal confronto fra i test sensoriali e le determinazioni di acetato di etile è che, per tutti i materiali analizzati, a incrementi importanti di acetato di etile, non corrispondono incrementi altrettanto significativi dei valori dei test sensoriali. Quindi, a una riduzione significativa di ritenzione di acetato di etile non corrisponde una riduzione altrettanto significativa di odore. Entrando nel merito dei risultati complessivi della ricerca, va ribadita la scarsa "pericolosità" organolettica dell'acetato di etile.
Un dato, questo, da tenere in opportuna considerazione nella stesura dei capitolati di fornitura dei materiali flessibili, per quanto riguarda la definizione dei limiti di solvente residuo.
Questo è tanto più significativo nel caso di materiali processati in rotocalco con tecnologia “monosolvente”, dove l’acetato di etile costituisce sostanzialmente il totale del residuo.

Contents
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Insieme per la leggerezzaA merger Together for lightness

Etichette vincenti
Winning labels

Più speciale, più digitale
More special more digital


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Labels and responsibilities
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Inchiostri per l’offset
Offset inks
Più sicurezza per la stampa UV
More safety for UV printing

NEWS

 AGENDA
Agenda fiere e meeting
Agenda shows and meetings

The "solvent residues" in flexible packaging printed by rotogravure… Or, how the results of the experiment contribute to presenting a more balanced picture of an extremely controversial situation.
Dedicated to end users (and converters)
End users (and converters) should be aware of and be able to gauge, or better, "measure", the polluting potential of the food packaging they produce, convert or use, seen both in terms of toxicological as well as organoleptic damage.
The problem still needs to be further gone into from a scientific point of view, to find a solution in technical terms as well as in terms of standards that, while respecting the protection of foodstuffs and the consumer, responds to the industrial needs of applicability, speed and reliability.
In this perspective, the study carried out by PDC with the support of Giflex (Gruppo Imballaggi Flessibili) and two large ink producers (BASF Vernici e Inchiostri e Sun Chemical Group), in terms of its completeness and scientific rigour, stands as a valid example of industrial commitment contributing to the solution in terms of standards of the problem of residual solvents in packaging materials.
The results and conclusions of this significant research task, lasted 24 months, have been published and distributed by Italiaimballaggio, during a crowded meeting organised by Giflex, which has taken place on the last 6th March during Ipack-Ima 2003 (Milan). Here follows a summary of the study.

A "Quaderno" for the ethyl acetate
Data emerging from the study carried out by Valter Rocchelli and his associates have led the Technical Committee of Giflex to certain considerations which can perhaps clarify some factors to be borne in mind in the overall evaluation of this solvent and its use.

Alterations to taste
• Ethyl acetate is a good solvent from the point of view of its organoleptic impact, in that it has a much less polluting effect than other solvents used in the printing and bonding processes of flexible packaging.
• The quantity of ethyl acetate which will cause changes in the taste of packaged food products (migration tests in water and chocolate) is linked to much higher values of solvent residues than the averages found in the normal production of printed and bonded materials by Italian companies which are members of Giflex.

Olfactory perception
Regarding the threshold of olfactory perception of ethyl acetate, too, certain comments are necessary.
• Compared with other solvents (MEK and ethanol) used in the printing process, the threshold of perception of odour is definitely higher; on the other hand, the values for olfactory perception are considerably lower than those which, in general, can alter the taste of foods.
Be careful, though! The simple action of ‘sniffing’ the reel of printed material, perceiving any odour of solvent, is not a scientific test of the possible negative effects on packaged products. In other words, it cannot by any means be considered a sensory analysis!

Solvent residue limits
It is therefore important to correlate the values of solvent residues in packaging materials for foodstuffs with the quantity which actually migrate, thus establishing the risk of contamination of the packaged product.
In reality, how much ethyl acetate is released from the packaging material? And what are the methods by which it is released to the exterior or the interior of the pack? And then again, is there a correlation between the retention of ethyl acetate and the "odour" of the material?
Further examination of these problems and the analyses carried out, form the core of the second part of the study.
Summing up, the most important fact that has emerged from the comparison between sensorial tests and the determination of ethyl acetate is that, for all the materials analysed, the significant increases in ethyl acetate do not correspond to an equally significant increase of the ratings of the sensorial tests.
Hence a significant reduction of ethyl acetate does not correspond to an equally significant reduction in odour.
Wishing then to go into the overall results of the study, the low organoleptic “danger” of ethyl acetate should be underlined. A point this to be borne in mind in drawing up supply technical specifictions of flexible materials, as far as the definition of solvent residue limits are concerned. This is all the more significant in the case of materials processed using rotogravure processes with “monosolvent” technology, where substantially ethyl acetate constitutes the total residue.


Credits: Studio Grafico Page